italianoenglish
 

di Andrea Vitali, febbraio 2010.

Premessa

Vincenzo Imperiali ci dà intorno al 1554 la scala gerarchica dei trionfi relativa al gioco del terziglio coi tarocchi dell'epoca a Ferrara. La troviamo in un poemetto, la cui trascrizione integrale è da noi pubblicata nella Biblioteca del TRE.
In questa scala trionfale di tipo ferrarese sorprendentemente manca la menzione al trionfo XII, il Traditore o Appeso. TRETRE teme che l'Autore se lo sia semplicemente dimenticato. Il medievista Andrea Vitali ritiene che Imperiali abbia alluso a questo trionfo indicandolo nei versi descrittivi del trionfo XIII, la Morte. Riceviamo questa sua notazione e volentieri la mettiamo online.

A corredo del testo di Vitali, abbiamo inserito alcuni trionfi del XV secolo, tratti dal mazzo  Visconti di Modrone (ca. 1445) preservato nella Beinecke Library di Yale.  Atri trionfi sono tratti dai mazzi di Carlo VI (Ferrara, 1480 ca.), Visconti Sforza (Milano, 1470 ca.), da fogli non tagliati né colorati di tarocchi bolognesi dell'inizio del XVI secolo conservati alla Bibliothèque Nationale de France, delle Minchiate Fiorentine.

L'origine dei tarocchi è discussa da TRETRE nella sezione storica.

Andrea Vitali è nato il 2 marzo 1952 a Faenza.
Si è laureato in Studi Umanistici all’Università di Bologna conseguendo successivamente il Diploma di Perfezionamento Post-Universitario in Musicologia. Nel mentre ha frequentato la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica all’Archivio di Stato di Bologna.
Dopo vari anni di insegnamento e direzione di una biblioteca comunale, si è dedicato allo studio del simbolismo e dell’iconologia del Medioevo e del Rinascimento, con particolare attenzione alle feste religiose e profane e alla struttura dei cortei trionfali.
Nel 1984 ha fondato l’Associazione Culturale “Le Tarot”, organismo specializzato nello studio e nella ricerca storica sulle discipline simboliche ed ermetiche, composto da eminenti personalità del mondo accademico e culturale internazionale.

La Prudenza nella Risposta di M. Vincenzo Imperiali all'Invettiva di Flavio Alberto Lollio. 

 

La Morte del VdM

Sulla mancanza - apparente - della figura del Traditore-Appeso nei versi della Risposta di M. Vicenzo Imperiali all’Invettiva di Flavio Alberto Lollio, (ms. CL I, 257, ca. 1554. Ferrara, Biblioteca Ariostea) occorre precisare che l’autore lo identifica con la Prudenza, come chiaramente si evince dai versi 274 - 275 -276:

Vien poi la Morte, et mena un’altra danza,
Et la prudenza, e la malitia atterra,
Et pareggia ciascuno alla bilanza
.

Per comprendere il rapporto Traditore-Prudenza è necessario conoscere il significato del Traditore-Appeso all’interno della sequenza dei Trionfi e il valore della Prudenza in quanto virtù cardinale.
Dal primo ordine di Trionfi conosciuto, risalente all’inizio del Cinquecento (Sermo perutilis de ludo), risulta evidente che si trattava di un gioco a sfondo etico. Il Bagatto raffigura l’uomo comune a cui sono state date guide temporali, l’Imperatrice e l’Imperatore e guide spirituali, il Papa e la Papessa (la Fede).

Il Mondo

Gli istinti umani devono essere mitigati dalle virtù: l’Amore dalla Temperanza e il desiderio di potere, ossia il Carro, dalla Forza (la cristiana virtù “Fortitudo”). La Ruota della Fortuna insegna che ogni successo è effimero e che anche i potenti sono destinati a diventare polvere. L’Eremita, che segue la Ruota, rappresenta il tempo al quale ogni essere deve sottostare e la necessità per ciascun uomo di meditare sul valore reale dell’esistenza, mentre l’Appeso (il Traditore) denuncia il pericolo di cadere nel peccato, tradendo il proprio Creatore, prima che la Morte sopraggiunga.

Anche l’Aldilà è rappresentato secondo la tipica concezione medievale: l’Inferno e quindi il Diavolo, è posto sotto la crosta terrestre sopra la quale si estendono le sfere celesti.

Come nel cosmo aristotelico, la sfera terrestre è circondata dal cerchio dei “fuochi celesti”, raffigurati da fulmini che colpiscono una Torre. Le sfere planetarie sono sintetizzate dai tre astri principali: Venere, la Stella per eccellenza, la Luna e il Sole. La sfera più alta è l’Empireo, sede degli Angeli che nel giorno del Giudizio saranno chiamati a risvegliare i morti dalle loro tombe. In quel giorno la Giustizia divina trionferà, pesando le anime e dividendo i buoni dai malvagi.

Sopra tutti sta il Mondo, cioè “El Dio Padre”, come scriveva l’anonimo monaco che commentò i tarocchi all’inizio del Cinquecento. Lo stesso religioso pone il Folle dopo il Mondo, come ad indicare la sua estraneità ad ogni regola ed insegnamento in quanto, difettandogli la ragione, non era in grado di comprendere le verità rivelate.

 

Il Giudizio

Il pensiero della Scolastica, che mirava ad avvalorare le verità di fede attraverso l’uso della ragione, accomunò nella categoria dei Folli tutti coloro che non credevano in Dio, anche se in grado di ragionare. Nei Tarocchi la presenza del Folle acquista pertanto un ulteriore e profondo significato: il Folle, nella sua accezione di possessore di ragione ma non credente, doveva divenire, attraverso gli insegnamenti espressi dalla Scala Mistica, Folle di Dio come lo divenne il santo più popolare, cioè Francesco, che fu chiamato lo Sancto Jullare di Dio o lo Sancto Folle di Dio. (Sul concetto di Scala Mistica si veda al link http://letarot.it/La-Scala-Mistica_pag.pg110_ita.aspx)

Il componimento dell’Imperiali come quello del Lollio, non si basa su questi precetti educativi per descrivere il gioco dei tarocchi, cosa che non avrebbe avuto ragion d’essere data la finalità dell’indagine rivolta al loro ruolo ludico.

Sappiamo che il Lollio era una persona di grande cultura, famoso nella Ferrara del suo tempo.

L’amica Enrica Domenicali scrive di lui che era traduttore dal latino, sostenitore del toscano nell'annosa questione della lingua, oratore, filantropo e mecenate, ricordato dal Guarini come filosofo eccellentissimo e di gran fama, il quale compose diverse opere per la sua dottrina stimate molto, ed in particolare una Orazione della villa molto celebrata. Molto ancora è stato detto sulle favole pastorali del Nostro, l’Aretusa e la Galatea, specie con riferimento ai due grandi che lo precedettero e seguirono immediatamente, Ariosto e Tasso… (in Ferrara, Voci di una Città, n. 28)

Traditore, Carlo VI

Una persona di tale respiro, che conosceva certamente l'immagine e il significato della Temperanza, non poteva scrivere di essa nella sua Invettiva Et che sia ver, colei che versa fiaschi, / Ci mostra chiar, ch’ei fusse un ebbriaco (vv. 221-222) se egli non avesse concepito il suo scritto come un “divertissement”. Lo stesso vale per l’Imperiali il quale, ad esempio, in riferimento alla Papessa e all’Imperatrice scrive addirittura che erano state poste accanto all’Imperatore e al Papa dato Che senza donne star, lor non da il core (v. 285). Ritengo inutile soffermarsi ulteriormente su questo aspetto già assimilato da tempo.

Ritornando alla figura del Traditore, appeso per un piede, pena medievale adottata per questa colpa, abbiamo visto che il suo significato rifletteva un Memento Mori, descrivibile così a parole “Attenzione a non tradire il proprio Creatore prima del sopraggiungere della Morte, dato che per tutti coloro che non seguiranno tale monito si apriranno le porte dell’Inferno”.

Per evitare tale pericolo, l’insegnamento dei Padri della Chiesa indirizzava l’uomo a ricorrere alla Prudenza, considerata da San Tommaso Virtù conoscitiva, perché è previsione del futuro (Summa Theologiae, Quaestio 47, 1), oltre che dono dello Spirito Santo che si chiama Consiglio: I doni dello Spirito Santo sono disposizioni per cui l’anima si presta alle mozioni dello Spirito Santo; durante la ponderazione lo Spirito Santo agisce per modo di consiglio, cui l’anima si presta: il consiglio perciò è dono dello Spirito Santo. (Summa Theologiae, Quaestio 52, 1).

Prudenza, Minchiate, sec. XIX

Una Prudenza che doveva manifestarsi direttamente nella condotta umana, secondo un preciso codice morale: La Prudenza è la virtù più necessaria per la vita umana. Infatti il ben vivere consiste nel ben operare: Ma perché uno operi bene non si deve considerare solo quello che compie, ma anche in che modo lo compie e così si richiede che agisca non per impulso o per passione, ma secondo una scelta o decisione retta (Summa Theologiae, Quaestio. 57, a.5). Il che implicava che ogni offesa portata all’uomo dall’uomo, come il tradimento, essendo quest’ultimo di natura passionale, si configurava azione contraria alla Prudenza e pertanto peccaminosa. Ancor più se questo tipo di offesa era rivolto direttamente a Dio, come nel caso degli idolatri. (Sull’analisi iconologica delle immagini dell’Appeso si veda al link: http://www.letarot.it/L'-Appeso_pag_pg124_ita.aspx al sito dell’Associazione Le Tarot).

Gli intellettuali del tempo conoscevano molto bene questo concetto e il significato della Prudenza, per cui era naturale che la figura del Traditore richiamasse tale virtù. Ci si può chiedere come mai nei Trionfi non avessero rappresentato la Prudenza nella sua versione classica, cioè con una donna che si guarda ad uno specchio, a significare che la Prudenza non si lascia sedurre dalle apparenze fugaci.

Appeso, VS

La figura di un appeso per un piede che richiamava il tradimento e di conseguenza il mancato ricorso alla Prudenza, avrebbe ottenuto un maggiore impatto visivo, in quanto privilegiando il senso del dolore fisico causato dalla posizione dell’appeso, assicurava una maggiore presa emozionale. La spiritualità visionaria medievale ricorreva spesso a questo tipo di rappresentazioni terrorizzanti. Ne sono un esempio i gorgolle mostruosi e diabolici (dall’inglese gargoyles), scolpiti per suggerire all’uomo che solo all’interno della Chiesa (e in seno alla Chiesa Spirituale) egli si sarebbe potuto riparare dalla influenza del male che rappresentavano.

Per meglio comprendere i versi dell’Imperiali riguardanti il nostro argomento, risulta utile offrirne una libera traduzione in Italiano corrente. Come abbiamo precedentemente fatto osservare non si deve cercare nella descrizione dei Trionfi fatta dall’Imperiali un’analisi coerente con la visione mistica dei tarocchi. Infatti, come vedremo, egli scrive che il sopraggiungere della Morte livella tutti gli uomini conducendoli ad un medesimo stato e se questo è pur vero, la sua digressione nell’accumunare in una medesima sorte anche la Prudenza, riflette il potere di presa delle carte e non valori metafisici.

Per comprendere anche il ruolo del Diavolo, prenderemo in considerazione i versi dal 263 al 279.

Il Diavolo, Bologna XVI sec.
Il Vecchio, Ferrara XV sec.

 

Quivi il Demonio di rado sta dentro,
Anzi fra l'human seme sviluppato
Sempre dimora: ed io in un gran mar entro:
S'io voglio di costui haver narrato,
Come nel Mondo ognihor fa nuova preda,
Onde di quella Principe è chiamato.
Tal, che conviene qua giù ch'ognun li ceda,
D’ingegno, di malitia et di possanza,
Ben ché la sciocca turba ciò non creda.
Vien poi la Morte, et mena un’altra danza,
Et la prudenza, e la malitia atterra,
et pareggia ciascuno alla bilanza.
Ma, ' l vecchio saggio la Fortun' afferra,
Et fa di lei, e di sua ruota un fasso,
Quantunque essa la forza vinca in guerra.

Il Diavolo raramente alloggia nell’Inferno, anzi dimora sempre fra gli uomini ed ora io sto per entrare in una grande discussione: il fatto che in ogni istante egli nel mondo faccia una nuova preda gli fa derivare il titolo di Principe delle anime perdute. Così conviene che in terra ogni uomo lo tema, considerandolo superiore a lui per ingegno, malizia e potere, anche se lo sciocco volgo crede di poterlo gabbare. Poi viene la Morte che attraverso un’altra danza sottomette la Prudenza (in riferimento alla presa del gioco) e gli uomini (l’autore, per identificare questi ultimi utilizza un aspetto negativo che l’umano sentire condivide con il Diavolo, cioè la malizia) livellando tutti in una medesima sorte. Ma l’Eremita afferra la Fortuna facendo di lei e della sua Ruota un fascio, anche se la Fortuna in guerra vince sulla Forza.

Torna sù

Tutti i diritti Riservati - CP 123,  48012 Bagnacavallo - info@tretre.it

Powered by   InteRa srl