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Il Giuoco de' Tarocchini sopra Michele Tekeli ribello

Angiol d’Inferno sei Michel, ch’al Mondo

Tentasti d’Austria il Sol vendere nero,

Tù la Luna Ottomana, Astro, ch’è immondo,

suscitasti fellon contro l’Impero.

 

Stella d’orror della Saetta il pondo,

qual Demonio infernal, scoccasti fiero,

Con influsso di Morte il brando à fondo,

Girasti Traditor, Vecchio severo;

 

La Ruota alla fortun ampia superba

Con la Forza inchiodar speravi affatto

Di te Giusta vendetta odio si serba;

 

Tempra l’ardir trattieni il carro, e ratto

Lascia d’Amor, d ‘Imper la voglia acerba,

Ne il Papa vien per Bagattin, ò Matto.

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Da un manoscritto presso la Biblioteca Universitaria di Bologna, copia messa a disposizione da Andrea Vitali dell’Associazione Le Tarot.

La grafia è seicentesca. Il componimento è un sonetto classico. Riporta l’ordine bolognese dei trionfi, che sono sottolineati nel testo. I bolognesi numerarono i trionfi nel XVIII secolo. Al momento della redazione di questo sonetto, il mazzo dei tarocchini non aveva ancora numerato le icone dei trionfi. Sembra dunque che fosse destinato a essere mandato a mente per aiutare i giocatori a ricordarne la scala durante il gioco. 

La scala bolognese è così riportata : Angelo, Mondo, Sole, Luna Stella, Saetta, Diavolo,  Morte, Traditore, Vecchio, Ruota della Fortuna, Forza, Giusta, Tempra, Carro, Amore, Papi, Bagattino e Matto.

Queste denominazioni sono bolognesi. In particolare la Saetta identifica la Folgore o Fuoco, il Traditore l’Appeso, il Vecchio o Tempo l'Eremita, la Giusta la Giustizia, la Tempra la Temperanza. 

Imre Thoekeli
Ritratto anonimo di Imre Thoekeli

L’involontario protagonista del sonetto è Michele Tekeli. L’ungherese Imre Thoekeli era un nobile magiaro protestante dei tempi dell'assedio turco ottomano di Vienna. Nelle varie lingue, questo nome è riportato con variazioni. Il nome proprio latino era Emericus, quello europeo contemporaneo era Michele. Thoekeli diventa talvolta nei documenti Toekeli, o Tokeli, o, come in questo caso, Tekeli.

Nel 1682, Thoekeli, alleato all’Impero Ottomano contro l’Impero Austriaco, si firmava con questi versi in turco :

Sono un amico della Grande Famiglia Ottomana. Sono ai loro ordini.

Sono il Re dell’Ungheria Centrale. Mi chiamo Tokeli Imre.

Nel 1682 gli Ottomani mobilitarono un grande esercito pare di 200.000 uomini per prendere Vienna. Vienna era cattolica e capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Thoekeli, a capo d’una fazione di nobili e baroni in storica lotta contro il predominio absburgico, si alleò coi turchi, col disegno di diventare re d’Ungheria e forse, una volta caduta Vienna, qualcosa di più. La propaganda cattolica sparse la voce che per compiacere i suoi potenti alleati Thoekeli si convertì all’Islam.

Come sappiamo, l’assedio di Vienna terminò nel 1683 con la totale disfatta dei turchi per mano dell’alleanza composta da truppe in prevalenza cattoliche : polacchi, imperiali, bavaresi e sassoni guidati dal re di Polonia Giovanni III Sobieski.

Questi dati lasciano congetturare che il sonetto sia successivo al 1683. Forse è databile tra il 1685 e il 1690.

Riportiamo qui sopra una gustosa vignetta in parodia della sconfitta turca a Vienna nel 1683. Si trova presso la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia. Scorgiamo tre protagonisti : il tedesco, il Gran Turco e il veneziano che giocano a Primiera. Il turco ha quattro carte di seme diverso, quindi una primiera. Il veneziano ha un 55, cioé Sette, Sei Asso dello stesso seme, in questo caso di denari. Il tedesco vince il piatto con un flusso, quattro carte dello stesso seme, in questo caso di spade. I semi dei punti vincenti sono allusivi : denari veneziani e armi tedesche contro una primiera multietnica.

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