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Introduzione : il canto dei venditori di confortini

Lorenzo e la Canzona per carnasciale- 1485 ca.

La Canzona dei Confortini è databile al 1475-78. E' un canto di carnevale giocoso e goliardico, pieno di doppi sensi gergali e di ammiccamenti salaci. E' diventata capostipite di un genere letterario, in buona parte fiorentino, che ha messo all'opera grandi penne, come Machiavelli, Guicciardini e il Lasca. I riferimenti erotici sotto traccia sono così continui e intrecciati, che il testo offre due livelli di lettura, uno apparente e scanzonato, l'altro sfrontato e licenzioso.

Riassumiamo il testo così come si presenta.
Nella festa della città di Firenze, i venditori di ciambelle, chiamate confortini, cantano per strada, invitando le donne affacciate alle finestre a comperargliene, vantandone la qualità. Cantano che chi non si affretta a comperarne, si dovrà accontentare di una cena solitaria. Che bisogna approfittarne finché si è in tempo. Chi non ha il modo, chi non ha i soldi, se li faccia prestare dal vicino.  Non bisogna aspettare che un altro te li regali, convien provare a giocare per vincere i soldi necessari. Cantano di avere carte per giocare alla bassetta, dove uno alza una carta e l'altro mette i soldi, e bisogna indovinare. Si può puntare in vari modi su varie posizioni della carta, e mentre si attende che esca la carta buona o cattiva ci si strugge fino ai piedi. E quando arriva la carta, il perdente miagola come un micino, fa il viso da bertuccia e straluna gli occhi. Chi vince, per dolcezza si sgavazza, dileggia e ghigna e tutto si diguazza. Cantano che la fortuna è cosa pazza, prima o poi anche chi vince ne verrà piegato.
Cantano che questa bassetta è spacciativo gioco, rapido, si fa in piedi dappertutto, dura poco, ma accontenta gli sciocchi. Si può giocare anche a flusso, gioco maledetto, ma il giocatore che non vuole danni deve puntare poco e con prudenza. Anche i contadini sanno giocare a flusso. Chi ci mette subito tutti i suoi soldi, se viene flusso li perde tutti subito e pare un uom ferito. Per evitare di perdere molto, bisogna andarci piano. Chi ha le carte in man fa quel che vuole se ben fornito di denaro. Vi sono altri giochi : Trai è mal giuoco, e' l pizzico si suole usare, e la diritta a nessun duole. Cantano che se qualcuna vuole giocare, loro sono contenti di metterci tutto quello che hanno in una posta, anche le casse e i confortini.

Suonatore di viella

Il secondo piano di lettura, ricavato dai doppi sensi sessuali, è licenzioso e goliardico, con ammiccamenti lubrichi al limite della grevità.  Dobbiamo la decrittazione delle terminologie gergali ai volumi AA.VV. Trionfi e canti Ciarnascialeschi toscani del Rinascimento, Salerno Editrice, Roma 1986, raccolta curata e annotata dall'italianista Riccardo Bruscagli.
Nella festa della città di Firenze, i musici in maschera offrono alle donne affacciate i loro dolci confortini, metafora per prestazioni sessuali, vantandone la qualità. Cantano che le mestruazioni fanno perdere tempo, che le donne che perdono tempo rischiano di dovere accontentarsi di rapporti contro natura. Raccomandano alle donne, finché sono in tempo, di darsi da fare, senza pensare a impedimenti o imbratti. Chi è momentaneamente impedita, riceva l'uomo nel posto vicino, perché i due vicini si aiutano l'un l'altro. Fare sesso è cosa da garzoni, una cosa per giovani validi, e i cantori garantiscono di sapere come si fa. Le donne non devono aspettare che altri gli doni il sesso : devono farlo e darsi con generosità.
Cantano i cantori di avere carte e di farsi alla Bassetta, doppio senso per sodomia (cfr. nota 8), dove uno alza il didietro e l'altro mette. Si può giocare questo gioco sanz'uomo, o sotto, o sopra, e mentre aspetti la carta che ti fa perdere, che ti mette sotto, ti struggi dal capo fino ai piedi; e quando la carta viene, vedi strani visi e mugolar come micini. Chi si trova sotto allor si cruccia, scontorcersi fa viso di bertuccia, ... straluna gli occhi, e succia. Chi vince, per dolcezza si gavazza, dileggia e ghigna e tutto si diguazza. Credere che vada sempre bene è cosa pazza, prima o poi anche chi sta sopra si chinerà. Questa gioco è spacciativo, ritto ritto fassi in ogni luogo, e ha il solo male di durare poco, ma spesso bea chi ha bicchier piccini. Ma il flusso c'è, ch'è giuoco maledetto, riferimento irridente e greve al flusso. Bruscagli crede si riferisca al flusso intestinale provocato dalla sodomia, ma ci sembra potrebbe alludere anche al ciclo mestruale femminile. Se viene flusso, ci si trova a mal partito. Per uscirne netto, bisogna mettere piano, e andare adagio. Chi mette subito tutto il suo ardore, all'arrivo del flusso pare un uom ferito : sia maledetto Sforzo Bettini, nome di un cortigiano mediceo che in gergo suonava stupratore di ragazzini. Trai è mal giuoco, è sbagliato ritirarsi dall'amplesso, si suole usare il pizzico, e la diritta a nessun duole. Chi ha i soldi fa quello che gli pare. Donne, se volete giocare come vi abbiamo spiegato, noi siamo contenti di metter tutto il nostro ardore in una posta, in un amplesso, qui e ora nel modo naturale, per mezzo il vostro, mettendoci anche le casse e le ciambelle.

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Introduzione : il testo

Verrocchio - Lorenzo il Magnifico

La canzona de' confortini sembra essere stato il primo componimento di Lorenzo destinato ad essere cantato e ballato durante le feste fiorentine. E' disponibile online in varie versioni.

Dalla fondazione Taylor, digitalizzata da Google, il testo riprodotto di Antonbattista Grazzini detto il Lasca Tutti i trionfi carri mascherate o canti carnascialeschi andati per Firenze fal tempo del Magnifico Lorenzo de' Medici fino all'anno 1559, in Cosmopoli, 1750. In questa edizione della raccolta del 1558, la Canzona de' Confortini si trova a pag.7 intitolata Canto de' Bericuocolaj.

Un testo online è quello proposto da Giosué Carducci In : Lorenzo De' Medici, Le Poesie,  Barbera, Firenze 1859. La canzona è intitolata de' confortini. Il testo del componimento è fedele a quella sopra riportata.

Noi qui trascriviamo il testo non disponibile online proposto nella raccolta citata dei Trionfi e Canti Ciarnascialeschi curati da Riccardo Bruscagli, Salerno Editrice, Roma 1986 vol. I, pagg. 3-5. Questa versione della Canzona dei Confortini presenta alcune differenze da quelle precedenti.

Infine, segnaliamo online l'edizione che si trova nella raccolta Classici Italiani. Questo testo è trascritto da Lorenzo il Magnifico, Poesie, Introduzione e note di Federico Sanguineti, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano1992. Questo testo ricalca quello proposto da Bruscagli.

 

La canzona consiste di cinquanta endecasillabi. I versi sono organizzati in una coppia iniziale a rima baciata (confortini/fini). Seguono dodici quartine. In ogni quartina, i primi tre versi sono a rima baciata, l'ultimo verso rima con la coppia iniziale :

A,A - B,B,B,A - C,C,C,A - D,D,D,A - E,E,E,A, eccetera.

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Introduzione : I giochi di carte.

Sono citati vari giochi di carte o varianti di giochi di carte.

La bassetta è un gioco d'azzardo semplice. E' stata popolarissima fino al Settecento. Si chiamava anche "alzare e chiamare". I giocatori chiamavano una carta e puntavano. Il banchiere estraeva coppie di carte da sotto il mazzo. Se la carta chiamata era la prima carta della coppia, vinceva il mazziere. Se la carta chiamata era la seconda carta della coppia, vinceva il giocatore che l'aveva chiamata. Se nessuna delle due carte era la carta chiamata, si procedeva ad oltranza ad estrazione di nuove coppie fino a quando compariva la carta chiamata sopra o sotto nella coppia. Da cui forse il nome bassetta, che individuava la posizione sottostante che dava la vittoria al giocatore contro il banco. La semplicità del gioco ha proposto migliaia di varianti. Al verso 19 Lorenzo sembra proponcene alcune, come chieder o sopra o sotto, o di giocare sanz'uomo (cfr. nota).

Il Flusso detto, forse più correttamente, Frussi nella versione carducciana. Lorenzo ci dice che era un gioco maledetto, d'azzardo. Cinquant'anni dopo, Girolamo Cardano scrisse che questo gioco consisteva nel fare flusso, cioè nell'avere in mano tutte carte dello stesso seme. Il flusso era la combinazione più alta anche del gioco della Primiera, testimoniata da Francesco Berni nel 1526. Il vocabolario della Crusca del 1729 definisce i Frussi sorta di giuoco, il medesimo che oggi diciamo Primiera. E ancora E per una Parte di detto giuoco (la Primiera), quando le quattro carte sono del medesimo seme. Non è chiaro come si sviluppasse il gioco del Flusso nella Firenze di Lorenzo. Era per certo giocato su più carte, probabilmente tre, come nella versione descritta da Cardano, cit. Sospettiamo che la successiva Primiera abbia importato la combinazione del flusso da questo gioco. La primiera era la combinazione opposta al flusso, in quanto formata da quattro carte di seme diverso.

I versi 43-44 ricordano altri giochi o varianti di giochi. Sono denominazioni di cui non sappiamo nulla. Il primo è chiamato Trai, citato in due delle tre versioni da noi consultate nella frase Trai è mal giuoco, mentre nella terza, quella del Carducci, leggiamo Trarre è mal giuoco. Entrambe le denominazioni Trai e TRarre sembrano suggerire un gioco di estrazione di carta. Il secondo gioco è chiamato Pizzico, denominazione oggi indicante il tressette a due dove ad ogni presa viene "pescata" o pizzicata una carta dal pozzo. Il terzo è chiamato Diritta.

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Introduzione : i de' Medici

Pontorno, Cosimo il Vecchio

Cosimo de' Medici, detto Cosimo il Vecchio (Firenze 1389-1464), è passato alla storia dell’umanità come inventore delle banche e del credito organizzato. L’invenzione accrebbe enormemente la ricchezza della casata de’ Medici e di Firenze. Cosimo evitò cariche pubbliche, contentandosi di signoreggiare Firenze con intermediari e con la forza della sua potenza finanziaria.

Suo nipote Lorenzo de’ Medici, (1449-1492), detto il Magnifico, fu un grande politico e diplomatico che operò nel difficile finire del Quattrocento italiano. Ricchissimo e potente, con la forza della diplomazia e della finanza riuscì nel miracolo di tenere congiunta l’Italia dei mille staterelli politicamente miope e rissosa. Lorenzo in gioventù nutrì un grande appetito sessuale condito da notti brave e debosciate. Era colto, intellettuale, sensibile alla bellezza e alle arti. Il suo mecenatismo diede un impulso straordinario al Rinascimento italiano. Molti dei maggiori artisti e letterati dell'epoca furono al suo servizio. Dopo la sua morte, l’Italia precipitò nel frazionismo, venne conquistata e saccheggiata, infine occupata da potenze straniere per uscire dalla storia.

Introduzione : il Carnasciale

Lorenzo de' Medici

Nicolò Machiavelli nelle Istorie Fiorentine racconta che Lorenzo il Magnifico tenne la città in festa, dove spesso giostre e rappresentazioni di fatti e trionfi antichi si vedevano. Il Magnifico non era estraneo all’intrattenimento. Lorenzo vi partecipava attivamente, con gusto popolare e raffinato, boccaccesco e goliardico. Compose testi, canti e canzoni carnascialeschi, non solo per carnevale, ma per ogni occasione di festa e di spasso. Nel 1559 il Lasca, nella sua Dedica a don Francesco de' Medici di tutti i Trionfi Carri Canti carnescialeschi, scrive : Questo modo di festeggiare fu trovato dal Magnifico Lorenzo il Vecchio de’ Medici… perciocché prima gli uomini di quei tempi usavano, il carnovale, immascherandosi, ... e così travestiti ad uso di donne e di fanciulle cantavano canzoni a ballo. La qual maniera di cantare considerato il Magnifico esser sempre la medesima, pensò di variare non solamente il canto ma le invenzioni e il modo di comporre le parole, facendo canzoni con altri piedi vari; e la musica fevvi comporre con nuove diverse arie : e il primo canto, o mascherata che si cantasse in questa guisa, fu d’uomini che vendevano berriquocoli e confortini...,  Canzona dei confortini era cantata su musica composta a tre voci da Arrigo Tedesco, maestro allora della Cappella di San Giovanni e musico in quei tempi riputassimo.

Qui di sopra un particolare della silografia a frontespizio di un libriccino databile al 1485 circa intitolato Canzone per andare in mascher x carnasciale facte da più persone. La silografia è interamente visibile nel paragrafo d'introduzione. L'abbiamo presa dai citati Trionfi e canti carnascaleschi a cura di Riccardo Bruscagli. Bruscagli (vol. I, pag. ix) lo commenta così : in mezzo a una strada, che il bugnato dei palazzi e gli sporti dei primi piani subito denunciano per fiorentina. cinque personaggi.... porgono dei dolci, una sorta di piccole ciambelle...in disparte, un altro personaggio d'aspetto autorevole... il capo ravvolto nel ricco turbante dei gentiluomini... offre al riguardante il suo memorabile profilo. E', infatti, riconoscibilissimo, Lorenzo de' Medici, introdotto come spettatore della sua Canzona de' confortini.

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Botticcello - Nastasio

 

 

Lorenzo de' Medici

 

Canzona de' confortini

Trascrizione di Girolamo Zorli

del testo proposto da Riccardo Bruscagli

 

 

 

 

Berricuocoli (1), donne, e confortini (2)!

 

Se ne volete, i nostri son de' fini.

 

Cantori offrono confortini

Non bisogna insegnar come si fanno,

 

ch'è tempo (3) è perso, el tempo è pur gran danno;

 

 e chi lo perde, come molte fanno,  5

 

convien che facci poi de' pentolini (4).

 

 

 

Quando gli è'l tempo vostro, fate fatti,

 

e non pensate a impedimenti o imbratti (5):

 

chi non ha il modo, dal vicin l'accatti (6);

 

e' preston l'un l'altro i buon vicini.   10

 

 

 

Il far quest'arte è cosa da garzoni :

 

basta che i nostri confortin son buoni.

 

Non aspettate ch'altri ve gli doni :

 

convien giucare (7) e spender bei quattrini.

 

 

 

No' abbiam carte, e fassi alla bassetta : 15

 

e convien che l'un alzi e l'altro metta (8) ;

 

e poi di qua e di là spesso si getta

 

le carte; e tira a te, se tu indovini.

 

 

 

O a "sanz'uomo" (9) o "sotto" o "sopra" chiedi (10) ;

 

e ti struggi dal capo infino a' piedi,  20

 

infin che viene (11) ; e quando vien poi, vedi

 

stran visi, e mugolar come mucini.

 

 

 

Chi si trova di sotto, allor si cruccia,

 

scontorcesi, e fa viso di bertuccia,

 

che'l suo ne va; straluna gli occhi, e succia (12); 25

 

e piangon anche i miseri meschini.

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Pesellino - Trionfo della Castità e della Morte

 

Chi vince, per dolcezza si gavazza,

 

dileggia e ghigna, e tutto si diguazza (13);

 

credere alla Fortuna è cosa pazza,

 

aspetta pur che poi si pieghi e chini (14). 30

 

 

 

Questa "bassetta" è spacciativo giuoco;

 

e ritto ritto fassi, e in ogni loco;

 

e solo ha questo mal, che dura poco;

 

ma spesso bea chi ha i bicchier piccini (15).

 

 

 

Il "flusso"(16) c'è, ch'é un giuoco maledetto: 35

 

e chi volesse pure uscirne netto,

 

metta pian piano, e 'inviti (17) poco e stretto;

 

ma lo fanno oggi infino a' contadini (18).

 

 

 

Chi mette tutto il suo in un invito,

 

se vien "flusso", si truova a mal partito (19) 40

 

se lo vedessi, e' pare un uom ferito:

 

che maledetto sia Sforza Bettini (20)!

 

 

 

"Trai" è mal giuoco (21), e 'l "pizzico" si suole

 

usare, e la "diritta" a nessun duole :

 

chi ha le carte in man fa quel che vuole; 45

 

sia s'è ben fornito di grossi e fiorini.

 

 

 

Se volete giucar, com'abbiam mòstro,

 

noi siam contenti metter tutto il nostro

 

in una posta, or qui per mezzo il vostro,

 

sino alle casse (22), non che i confortini.

 

Note

(1) Berricuocolo (il Lasca lo scrive berriquocolo), spezia. Da praecoquum; detto dai latini per bacocum. In italiano, bacoco, bericocia o armeniaca.

(2) Confortini. Pane intriso con miele, entrovi spezierie (Crusca 1691), la spezia era il bericuocolo.

(3) Tempo nel gergo burlesco dell'epoca era il periodo mestruale.

(4) Fare i pentolini era sinonimo di cena povera e solitaria. Il pentolino in gergo era il sedere (Bruscagli, cit. pag3).

(5) Invito esplicito alle donne di darsi da fare anche durante il periodo mestruale.

(6) Se le donne non hanno soldi, se li facciano prestare dal vicino. Metaforicamente, se sono impedite dalla mestruazione, che ricevano l'uomo nella sede vicina al loro sesso.

(7) Per avere confortini, o leccornìe, si può provare a giocare. Nel double entendu, per avere la gioia del sesso le donne non aspettino passivamente che l'uomo gliela doni, ma si diano da fare con generosità.

(8) Il mazziere alzava una carta e la mostrava, e l’avventore puntava. La Bassetta era un gioco terribile, facilmente manipolabile, che mandava in miseria la gente, e  che s'imperniava sulla carta in posizione più bassa, nascosta, sotto. La metafora della Bassetta sodomizzatrice degli sciocchi è trasparente. Secondo Bruscagli (cit. pag.3), la Bassetta indicava ogni rapporto a tergo. L'interpretazione, già di per sé trasparente, è largamente confermata dal contesto.

(9) Sanguineti, cit., e Bruscagli riportano entrambi O sanz'uomo, o sotto o sopra chiedi invece della versione carducciana O tre o quattro sopra o sotto chiedi. Sanz'uomo poteva essere una variante dichiarativa o di gioco della Bassetta in cui veniva escluso l'uomo, forse il fante. Parimenti la versione carducciana indica una modalità di puntata della Bassetta.

(10) Chiedere, puntare su una carta che sia sopra o sotto la coppia estratta dal mazzo. Da questo forse il nome “bassetta”. Vedi il relativo paragrafo introduttivo. Si allude a chi sta sopra e a chi sta sotto in un rapporto di sodomia.

(11) Ti struggi nell’attesa che venga estratta la carta che decide se si vince o si perde finché questa arriva e ti porta via i soldi. Ma anche ti struggi d'amore finché l'altro arriva.

(12) Descrizione irridente del giocatore perdente o di chi subisce sodomia.

(13) Lorenzo dà uno schizzo divertito anche della reazione del vincitore, nella metafora di chi stava "sopra".

(14) Chi ha vinto stavolta potrà perdere la prossima e passare da sopra a sotto.

(15) La bassetta è spacciativa, vinci-perdi, un gioco semplice che si può fare in piedi e ha il solo male di durare poco, ma spesso fa contenti chi ha poco cervello. Metaforicamente, anche la sodomia può essere consumata velocemente in piedi in qualsiasi luogo e fa contenti chi ha pertugi stretti.

(16) Flusso, o Frussi, gioco d’azzardo legato alla combinazione di carte dello stesso seme. Vedi il relativo paragrafo introduttivo. Bruscaglia vi trova un'allusione irridente ai flussi intestinali provocati dalla sodomia che sporca i protagonisti.

(17) Invitare : puntare. Nell'interpretazione di Bruscaglia, per evitare di sporcarsi con un flusso, bisogna andare piano e mettere un po' alla volta.

(18) Anche i contadini sapevano giocare d’astuzia a flusso. E' una testimonianza di quanto i giochi di carte fossero fosse popolari fin dalla seconda metà del Quattrocento. Bruscaglia vi trova la conferma che i contadini partecipavano ai riti cittadini.

(19) Chi gioca tutto e subito, se viene flusso perde tutto. Metaforicamente, chi sodomizza con ardore immediato può essere messo a mal partito dall'arrivo di un flusso.

(20) Sforzo o Sforza Bettini era un cortigiano mediceo ricordato altre volte. Bettini erano anche i fanciulli, quindi il nome del cortigiano si prestava facilmente a interpretazioni salaci di stupratore di fanciulli.

(21) La versione carducciana riporta "Trarre a mal giuoco". Pizzico è detto spizzico da Carducci.

(22) Mettere tutto nel gioco. Nonostante le precedenti raccomandazioni di andarci piano, qui i cantori si propongono con pieno ardore amoroso.

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Posto online nel dicembre 2010

 da Girolamo Zorli

aggiornato il 22 novembre 2011

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