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Girolamo Zorli

I Tarocchi e la Primiera di Guillaume d'Oncieu

 

 

 

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Numerologia e Tarocchi

Carlo Emanuele I

Guillaume d’Oncieu (1560-1630), è stato un giurista, letterato e presidente del Senato del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nella sua opera in latino Numeralium locorum decas, stampato a Lione nel 1584 e consultabile online, propone una dissertazione numerologica. Nel Capitolo IV, alle pagg. 261-264, d'Oncieu si sofferma ad esaminare rapidamente il gioco della Primiera e dà un'occhiata alla Tarotica, neologismo greco-latinizzato da tarot, che tradisce l'uso corrente della lingua francese in Piemonte-Savoia. Vi troviamo alcune indicazioni sul mazzo dei Tarocchi e sulla distribuzione del Terziglio coi Tarocchi. Nella sua spesso oscura e intricata discussione latina, l'Autore usa denominazioni numeriche, come quaterne, terne, settenari, eccetera, per indicare porzioni di mazzo, come i semi, o combinazioni di gioco, come la primiera e il flusso. La voluta allusione alla numericità del mazzo di carte e dei suoi giochi si riferisce alle dinamiche e ai significati numerici.

Le informazioni di gioco ospitate in questa dissertazione  sono :
- in Piemonte Savoia nel 1584 il gioco della Primiera era una famosa trituratio, famigerata triturazione, quindi popolare e probabilmente osteggiata. Le combinazioni evocate sono il flusso, la primiera e il 55.
- il mazzo dei Tarocchi utilizzato era quello classico di settantotto carte, con quattro semi ordinari di quattordici carte ciascuno, il seme di trionfi di ventun pezzi, e il Matto.
- i Tarocchi erano giocati a tre giocatori, con distribuzione di venticinque carte a testa a due giocatori e di ventotto al terzo giocatore, forse il mazziere. Venivano distribuite cinque carte per cinque volte. Il giocatore con ventotto carte ne scartava tre prima d'iniziare il gioco. Per limitare la casualità della scartata e aumentare la trasparenza del gioco, l'Autore propone una variante, che sembra di sua ideazione, di distribuzione di ventisei carte a testa e scarto di una carta a testa. Il Terziglio coi Tarocchi è maggiormente descritto da Alberto Lollio e Vincenzo Imperiali nel 1550 circa.
- i Tarocchi a quattro giocatori sembrano giocati meno spesso. L'Autore raccomanda di giocarvi con diciannove carte a testa e due in scarto. Sembra dal contesto che vigesse un'altra distribuzione, di cui non troviamo notizie. La mia congettura è che in Piemonte-Savoia giocassero con diciotto carte scartandone sei.

Il testo è stato rinvenuto da Andrea Vitali dell'Associazione Le Tarot, che ringrazio per avermelo segnalato e avermi fornito di una sua trascrizione. Rimando chi volesse approfondire l'aspetto numerologico al sito dell'Associazione Le Tarot. Sulla scorta di questo mio lavoro, Marco Ponzi ha proposto una bella e completa traduzione in inglese su Tarotpedia, dove troviamo spunti interpretativi interessanti e originali.

Riporto in corsivo il talvolta oscuro testo latino trascritto da Vitali, con una mia libera traduzione annotata in testo. I passi di interesse ludico sono evidenziati in grassetto.

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Dadi, Primiera e Tarocchi.

Quadrata figura qua sors ludit in humanis Tessera dicta. Quadrata quoque in cartis, inde cartae dictae: hoc idem quod. (1)
La figura quadrata con la quale la fortuna gioca con gli uomini è chiamata dado. E’ quadrata anche su carte (1) , e si chiama carta da gioco : che è uguale.

Quadruplici personarum distinctione constent, & in famosa earum trituratione quam primeriam vocant. Quaternis paribus, quaternis imparibus, & quaternis sequacibus: quaterna autem haec omnia, terna.
Quadruplice è la distinzione delle carte (vi sono quattro semi), anche nel loro famigerato gioco distruttivo che chiamano Primiera. Quaterne di carte pari (uguali/dello stesso seme), quaterne impari (diverse/di seme diverso), e quaterne di carte consecutive: tutte queste sono di quattro carte, e di tre carte. (2)

Sed tamen quaterna distinctio perfectior imó mirabilior Tarotica (3) : nam quadrata cum sit figura, tùm quaterna personarum distinctio in universum inest; & singularim quaternae cuilibet quaternum figurae genus.
La distinzione migliore anzi la più mirabile della distinzione quadruplice (i quattro semi) è quella dei Tarocchi (3) : infatti la distinzione quadruplice è inserita nel tutto (universum, per noi il mazzo), e singolarmente è quadruplice il genere di qualsiasi quarta parte delle carte.

Sed quaternum illud uniforme in suo quaterno duabus admixtis diversis partibus, scilicet altera, quae sit triumphorum 21 postrema unius tātum figurae fatui sub effigie, videtur eo quaternum ternum: at quidem.
Il quadruplice (il mazzo) è uniforme nella sua quadruplicità (dei semi). Mescolandovi due altre parti, di cui una è composta di 21 trionfi e l’altra di una sola figura effigiata come un folle, ne risulta una triplicità della quadruplicità.

Quaternum ternum à triplici quaterna rei natura, tum enim triplex cartarum est distinctio ut diximus, secundò terne extrà reponuntur, tertiò ternis lusoribus experiendum, Quartò à terna divisione quid lucri quídque dāni obtigerit cuiq’ (4) ;, agnositur certò atqui addendum quinaria distributione quina, velut quinta quadam essentia formam dari terno quaternoq’;
La triplicità del quadruplice è nella natura triplice del quadruplice. Infatti, come abbiamo detto, (nei Tarocchi) la divisione delle carte è triplice, in secondo luogo sono tre le carte che vengono scartate, in terzo luogo si gioca in tre giocatori, in quarto luogo si prende atto a fine gioco delle tre porzioni di incassi e perdite conseguiti da ciascuno dei tre giocatori (4). A questo va aggiunto che la distribuzione è di cinque carte per cinque volte, ossia una certa forma di quint’essenza viene data alla triplicità e alla quadruplicità.

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(1) L'intuizione del pezzo da gioco fatto di diversi materiali è interessante e moderna. Oggi siamo abbastanza sicuri che le carte da gioco si sono sviluppate sulla direttrice dadi-domino-carte. Vedi anche Carte da gioco in Cina.
(2) L'allusione sembra alle combinazioni principali del gioco della Primiera : il flusso di quattro carte dello stesso seme, la primiera di quattro carte di seme diverso, il 55 di tre carte dello stesso seme in scala gerarchica sequenziale.
(3) Tarotica per indicare le cose riguardanti i Tarocchi è neologismo che trovo qui per la prima volta. D'Oncieu la ricava dal termine francese tarot.
(4) Marco Ponzi nella sua successiva traduzione in inglese suggerice che le parole terne extrà reponuntur alludano alla presa di tre carte e non alla scartata iniziale. Il testo non chiaro lascia spazio alla congettura che a fine smazzata i tre dividessero in proporzione al punteggio ottenuto. La parola damnum, per danno / perdita, sembra potere alludere a punteggi negativi, di cui non sappiamo nulla.

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Il mazzo dei Tarocchi

magna eorum numerorum inter se cohaerentia. Siquidem cum septuagenus octavus sit universus numerus, tripliciter distinctus partibus aequalibus, quarum quelibet sit viginti sex, ac porro triplici qua diximus distinctione, quarum prior sit quinquaginta sex quadratarum quippe cartarum principalium, quadratis septenariis duplicatis: altera triumphorū 21. proinde & quoad eos triplicatis septenariis; idémque & una carta personata fatui habitu:
Grande è la coerenza tra questi numeri. Se è vero che il numero totale delle carte del mazzo è 78, dividendo questo numero in tre parti uguali otteniamo 26. Proseguendo su quei tre ordini che abbiamo detto, di cui il primo è di 56 pezzi, questo numero è di fatto il numero delle carte ordinarie. Ma 56 è il doppio di quattro settenari (4x7x2=56). La seconda parte è di 21 trionfi, numero che equivale a tre settenari (3x7=21); la terza è una carta sola con abito da folle,

La scartata e la distribuzione del Terziglio coi Tarocchi.

aeque cuilibet trium distribui potest, quodcumque est in universo defalcatis mutuo velut symbolo tribus nempe pro virili, una à quolibet non autem quatuor aut quinque, constare ludus potest: namque ullo modo ab his aut ulterioribus numeris aequè partiri posibile est eum 28.
e questa carta (il Folle) può essere distribuita equamente a chicchessia dei tre giocatori, qualunque cosa resti una volta che siano scartate tre carte. Il gioco inizia correttamente quando vengono scartate tre carte, scarto che viene effettuato scambievolmente o per quota (turno?) per giocatore una volta per ciascuno e non quattro o cinque volte. In nessun altro modo e con altri numeri è consentito dividere se non dando a chi scarta il numero esatto di 28 carte.

Itaque licet potuerit aequè dividi tribus, defalcatur una pars à quolibet, ac seorsum constituitur, aequa in quēlibet sortis formidine, ac ne aequè distributis minoris esset ingenij à verisimiliore notitia caeterarū quae condivisoribus obvenerunt
Però si potrebbe validamente distribuire il mazzo in tre parti uguali dopo averne tolta una carta, facendo poi scartare una carta a ciascuno (dei tre giocatori). Ognuno riceverebbe una distribuzione propria, con qualche minore paura della casualità, e questa più equa distribuzione e la sua maggiore verosimiglianza non richiederebbero minore capacità speculativa per individuare le altre carte in mano agli avversari.

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Equità della distribuzione

sed si contra in quatúor rem facias iam cum primū impari triumphorum omnimodo sorte, 39 cuilibet distributis, supererunt due de trahendae, ut ita in duos tantum versari sors possit: atqui illud ad aequalitatis iudicium referendum, ut aequa formidine sortis teneatur quilibet.
Ma se invece il gioco si fa tra quattro giocatori, già in primo luogo l’impari distribuzione in qualsiasi modo fatta, distribuendo ai giocatori 19 carte, ne rimarrebbero soltanto due da scartare (5) . E questo darebbe un criterio di eguaglianza, in modo che ciascuno sia tenuto da un’uguale paura della distribuzione .

& licet vix accidat pares omnimodo omnes esse, à fortuna id tamen possibile esse, ut quo magis dignoscatur tum fortunam tum ingenium maximè in ludo huiuscemodi versari non alterutrum solum.
E se a stento può succedere che tutto sia in qualsiasi modo pari, pure anche questo può la fortuna rendere possibile, affinché soprattutto durante gioco si distingua la fortuna o l’ingegno per comprendere la situazione, e non solo l’una o l’altro.

sed enim & illum obiter occurri observandum, aequalitatis singulari iudicio eum numerum ut est 78, individuorum, itidem esse in universum aestimatione, ratione habita alterius ad alterum.
Infatti occorre osservare incidentalmente e con particolare attenzione all'equità, che il numero di 78 pezzi (6) è il numero totale del mazzo, tenendo presente delle differenze tra un pezzo e l’altro.

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(5) Il testo riporta chiaramente 39 e non 19. Il mazzo è di 78 carte, la cui metà è 39. Il senso scorrerebbe meglio se fosse indicato che i quattro giocatori ricevono 19, non 39 carte. Difatti 19x4=76, restandone due da scartare. Mi sembra improbabile che d'Oncieu verifichi l'indivisibilità per quattro di 78, ragionando sulla metà che risulta un dispari 39. Seguendo il ragionamento proposto, dividendo 39 otterremmo diciannove con resto di uno e non di due. Dividendo 39 per quattro otterremmo nove con resto di tre. Di conseguenza, sono orientato a considerare 39 un refuso di stampa, che va letto 19, ed in tal senso lo interpreto.

(6) Marco Ponzi traduce that number of seventy eight cards, with a singular choice of equality, corresponds to the total number of points and to the established relation of one to the other : quel numero di 78 carte, con singolare scelta di uguaglianza, corrisponde al numero totale di punti e alla relazione di ogni carta con l'altra. Traduzione interessante, che mi riservo di verificare. Sfortunatamente non abbiamo riscontri dell'epoca sul punteggio di gioco dei Tarocchi.

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Messo online il 3 gennaio 2012

 

da Girolamo Zorli

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