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Girolamo Zorli

La Primiera di Lorenzo Franciosini

La primiera

La Primiera era gioco diffuso in tutta Europa. Gioco di carte agonistico del tipo dell’odierno poker, era giocato su quattro carte col mazzo di quaranta carte. Per dettagli su questo gioco, vedi il Capitolo della Primiera di Berni.

Come l'odierno Poker e tutti i giochi di successo internazionale, anche la Primiera ha conosciuto infinite varianti. Le carte venivano spesso distribuite due alla volta. Con le prime due carte si puntava. Seguivano fasi di cambio e scarto inframmezzate da puntate, fino a quando non restava un solo giocatore o i due superstiti scoprivano le carte con vittoria del possessore della combinazione più alta.

Lorenzo Franciosini

Lorenzo Franciosini era professore di lingua castigliana e di lingua toscana a Siena. Di lui non si hanno notizie precise. Era nato a Castel Fiorentino, forse alla fine del ‘500. E’ stato il primo traduttore italiano del Don Chisciotte di Cervantes (1622). Si ha notizia di otto copie rimaste di questa traduzione, una delle quali è balzata alla cronaca del mercato antiquario per essere stata battuta alla cifra record di 35.000 euro.

Ispanista moderno, ha lasciato vocabolari e grammatiche comparative del toscano e del castigliano. Queste opere erano integrate da dialoghi e racconti riportati in entrambi gli idiomi, che facilitavano l’apprendimento dell’uno conoscendo l’altro. Oggi li definiremmo manuali di conversazione. I suoi lavori sono stati ristampati più volte, fino a Settecento inoltrato.

Nella presentazione di un suo vocabolario, scrive : (opera) con le Frasi, et alcuni proverbi, che in ambe due le lingue  giornalmente occorrono; … opera utilissima, e necessaria a’ Predicatori, Segretari & traduttori; che con legittimo senso, e vero fondamento, vogliono tradurre, o imparare. La sua fatica aveva un intento divulgativo.

Il testo

Frontespizio

A noi interessa un testo, digitalizzato da Google e consultabile online :

Lorenzo Franciosini, Grammatica Spagnuola e italiana del 1645, in questa nova e quinta impressione diligentemente corretta ed aumentata, come nella Pagina seguente si vede; composta da Lorenzo Franciosini fiorentino, dell'una e dell'altra lingua professore in Siena. In Ginevra, appresso gli Associati, 1707. (La dedica dell'autore al marchese Ricardi è datata 2 maggio 1638).

In questa grammatica, il Terzo Dialogo riporta in italiano e spagnolo un banchetto, con la conversazione tra varii gentiluomini e due paggi. Vi corrono termini di uso comune, relativo al cibo, alla tavola, al servizio, parole e frasi correnti nella quotidianità. Alla fine del dialogo, i quattro gentiluomini decidono di fare una partita a carte. Dalla pag. 338 alla pag. 440 i personaggi propongono alcuni giochi di fortuna e azzardo, altri d’abilità, infine decidono per cimentarsi nella regina dei giochi di carte, la popolarissima Primiera. Segue una partita in cui vengono descritte alcune fasi del gioco. Riportiamo il brano relativo al gioco con i personaggi Mendoza, Rodrìgo, Ossorio e don Lorenzo.

Riassunto

Nel dialogo di Franciosini, per decidere chi avrà il privilegio di essere di mano, i quattro personaggi alzano una carta ciascuno. Mendoza alza la più alta, un Sei, guadagnando il privilegio di parlare per primo. Il secondo a parlare è Rodrigo. Il terzo è don Lorenzo, Ossorio è l’ultimo e sarà il mazziere.

Ossorio sembra distribuire una alla volta due carte a testa. Non si accenna a poste messe dal mazziere prima della distribuzione. Con due carte in mano era ammessa l’apertura di una posta. Se tutti passavano, la mano andava probabilmente a monte. Se un giocatore apriva, gli altri potevano passare o accettare.  In questo caso, tutti passano la parola all’ultimo, il mazziere Ossorio, che “invita”, mette una posta in piatto. Berni dice chiaramente che cent’anni prima in Italia il mazziere metteva una posta prima della distribuzione, e quindi poteva mantenere viva la mano invitando senza aggiungere altre poste.

Dopo l’invito di Ossorio, Mendoza e Rodrigo lasciano la parola all’ultimo, don Lorenzo, che accetta l’invito.  Mendoza e Rodrigo lo seguono.

Tutti e quattro i giocatori hanno messo una posta in piatto ciascuno. Ossorio distribuisce un secondo giro di carte. Mendoza ne chiede quattro, gli altri non esprimono richieste. Non si parla di scarti. Sembra che Mendoza abbia scartato le due prime carte. La mia impressione è che gli altri ricevettero tante carte quante necessarie per averne complessivamente quattro in mano.

Tutti si ritrovano con quattro carte in mano. La successiva dinamica di scarti e cambi è ignorata. Franciosini passa direttamente al finale, quando Mendoza si ritrova con una primiera in mano, mentre don Lorenzo “va a flusso”, ha cioè tre carte su quattro dello stesso seme. Ossorio dichiara un Cinquantacinque, punto intermedio tra primiera e flusso. Mendoza augura a don Lorenzo di non chiudere il suo flusso. Don Lorenzo gli risponde scherzosamente che non è un atteggiamento caritatevole. Il piatto viene vinto da don Lorenzo che chiude flusso, forse con un ultimo cambio di carte non riportato. Don Lorenzo dona metà della vincita ai paggi, che lo ringraziano calorosamente.

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Mendoza : Ecco quì le carte, giochiamo a trenta per forza, ò alla rovescina, che tutti questi son buoni giuochi. - He aquì estàn los nàipes, juguémos treynta per fuerza, ò los albùres[1], qué todo éstos son buenos juegos.

Rodrìgo : A me non piàcciono, se non i giuochi principali, com'é la ronfa [2], il tre, due ed asso[3], il trionfo cheto[4], e simili altri.[5] - Yo no soy amico dellos, sino de juégos de primòr, como el Reynàdo, el tres, dos, y as, triumfo callado, y otros semejantes.

Ossòrio : Horsù per finir tutte le dispute, io voglio dare un mezzo, e questo sia la Primiéra.[6] - Ora para quitar à dos de contiénda, yo quiero dar un medio, y sea éste, la Primera.

Mendoza : M.V.S. hà detto molto bene che questo è un mezzo tra gli estremi. - Muy bié ha dicho V.M. que es médio éntre los estremos.

Lorenzo : Io credo che si sia chiamata Primiéra, per haver il primo luògo tra i giuòchi di carte. - Yò entiendo, que se llamò Priméra, porqué tiéne el primer lugàr éntre los juégos de nàypes.

Rodrìgo : Horsù quanto ha da essere la partita? - Alto, que ha da ser el tanto?

Mendoza : Quattro reali, e sédici di resto[7]. - Quatro reales, y diez y seis de saca.

[1] Non ho notizie del Trenta per forza. Albur sono oggi le prime due  carte estratte dal banchiere nel gioco del Monte. (Nuevo diccionario ilustrado de la lengua espanola, Barcellona, 1979). Nello stesso dizionario leggiamo : nel gioco del Monte, il banchiere estrae quattro carte per scoprirle una alla volta finché ne scopre qualcuna uguale a un’altra sulla tavola, facendo coppia che vince. Sembra descritto un gioco molto simile alla Bassetta. Nel testo, lo spagnolo Albur corrisponde all'italiano Rovescina. Ma la Rovescina era un gioco a non prendere cantato da Lasca (cfr.).

[2] Gioco in cui bisognava costruire in mano sequenze di carte dello stesso seme.

[3] Il Tre, due e asso è gioco a me sconosciuto. Lo ricorda anche il Lasca (cfr). Curiosamente, il Tre, il Due e l’Asso sono nell’ordine le carte più alte dell’odierno Tressette. Non è da escludere che questo gioco ne fosse un antenato.

[4] Cheto, in spagnolo callado, per zitto, silenzioso. Nel Seicento, a Bologna si giocava a Trionfi in assoluto silenzio (cfr Pisarri e Pedini-Cuppi).

[5]  La Ronfa e i Trionfi erano giochi d’abilità, contrapposti ai giochi di fortuna, come la Bassetta.

[6] La Primiera viene descritta come gioco centrale tra due categorie di giochi di carte diverse : quelli di pura fortuna e quelli d’ingegno. Cfr Berni e Cardano.

[7] Partita sta anche per posta. Giocavano 4 reali per posta e 16 di “resto”, di puntata massima.

 

 

Lorenzo : Horsù, mescolate ben queste carte. - Pues barajà éssos naypes bien.

Ossòrio : Io alzo per la mano, ha voluto esser figura: non vorrei già andarmene à casa com'una figura senza un quatrino.[1] - Yo alzo por mano, figùra huvo de sér; no querria yò yr hecho figura sin blanca.

Figura. In Spagnolo significa una pittura, un'effigie, o ritratto, che da noi si direbbe un Mattaccino, màschera, e simili.

Rodrìgo : Io hò alzato un asso.- Yò un as alzé.

Lorenzo : Io un quattro.- Yo un quatro

Mendoza : Io un sei, col quale hò la mano.[2] - Yo un seis, con que soy mano.

Ossòrio : Dàtemi le carte che io le fò : una due tre quattro. - Vengan las cartas, que yo las doy: una, dos tres quatro, una, dos tres, quatro.[3]

[1] Le figure sono le carte più basse della Primiera.

[2] Il Sei era la carta più alta alzata dai quattro giocatori e diede a Mendoza il privilegio di essere di mano.

[3] Il testo spagnolo sembra indicare due distribuzioni di una carta alla volta, per  due carte a testa.

 

 

Mendoza : Monte. - Passo[1]

Rodrìgo : Monte. - Passo

Lorenzo : Monte - Passo

Ossòrio : Io invito una partita.- Embido un tanto.[2]

Mendoza : Io non la voglio. - No le quiero.

Rodrìgo : Io non la voglio. - No le quiero.

Lorenzo : Bisognerà che io la voglia per forza[3], date carte.[4]. - Yò par fuerza avré de querèr, echad cartas.

Mendoza : Dàtemi quattro carte[5] ecco qui la mia partita. - Echàdme quatro cartas, he aquì mi tanto.

Rodrìgo : Ecco la mia, ognuno metta la sua[6]. - He aquì el mio, cada uno méta el suo.

[1] In Italia si passava alla prima fase dicendo “a monte”. Franciosini dice che in Spagna si diceva “passo”, curiosamente con due esse, una parola che mi sembra italiana.

[2]Partita sta per posta. L'invito era una puntata.

[3] Come anche in Berni, sembra che l’ultimo fosse obbligato ad accettare l’invito.

[4] Presumibilmente, altre due carte.

[5] Mendoza scarta le due carte ricevute per farsene dare quattro.

[6] Ognuno mette la sua posta, qui detta “partita”.

 

 

Mendoza : Monte un'altra volta - Buelvo[1] a pasar

Rodrìgo : Monte ancor'io. - Yò también.

Lorenzo : Io fo lo stesso.- Yo hago lo pròprio.

Ossòrio : Io invito il mio resto. [2] - Yo embìdo[3] mi resto

Mendoza : Io lo tengo. - Quiérole.

Lorenzo : Ed io non posso fuggire. - Pues yo no me puedo echar.

Mendoza : Io hò fatto una primierina. - Yo hize una primerilla

Lorenzo : Io vò a flusso.- Yo voy a flux.[4]

Mendoza : Io non vorrèi, che lo faceste. - No querrìa yo que lo hiziessedes.

Lorenzo : E' ella questa, buona prossimità ? - Essa es buena proximidad ?

Il senso spagnuolo vuol dire. Vi par'egli ben fatto il desiderar male, cioè cattivo successo al vostro prossimo ?

[1] Sic, per “vuelvo”.

[2] Punta tutto. Come abbiamo visto, sedici reali.

[3] Sic, per “envido”.

[4] Sembra che con quattro carte in mano don Lorenzo ne abbia tre dello stesso seme e si prepari a scartare e ricevere un’altra o altre due carte.

 

 

Mendoza : La carità ben ordinata comincia da Sé medesimo. - La charidàd bièn ordenada comienza de si mismo.

Ossòrio : Io hò fatto cinquantacinque, col quale ammazzo la sua primiera. - Yo he hecho cincuenta y cinco, con que màto si Primera.

Lorenzo : Io flusso, con che tiro. - Yo flux, con que tiro.

Rodrìgo : Io non fò più a questo giuoco. - Non juego mas à este juego.

Mendoza : Né io a nessun altro, che vò a far un negozio, che m'importa. - Ni yò a otro ningùno, que voy a un negocio, que me importa.

Lorenzo : Paggi pigliate quattro reali per uno, di Vincita. - Pages tomà cada uno quatro reales de baràto[1].

Paggio : Centuplum accipias[2].

Altro paggio : A Dio piaccia [3] che V.S. lo truovi in Cielo, appeso a un uncino - En el Cielo lo halle V.M. colgàdo  en un garavàto.

[1] Barato è la mancia che si dà agli impiegati quando si vince.

[2] Latino : che tu ne riceva cento volte tanto.

[3] Sic. Vi sono varie discrepanze. Soprattutto parole scritte in modo diverso (treynta e treinta, yò e yo, eccetera).

 

 

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Messo on line il 22 novembre 2010

da Girolamo Zorli


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