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Andrea Vitali, ottobre 2008

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Questo scritto di Andrea Vitali fa parte del capitolo “Trionfi, tarocchi e tarocchini a Bologna dal Quattrocento al Novecento” inserito nell’opera Il Tarocchino di Bologna. Storia, Iconografia, Divinazione dal XV al XX secolo (Edizioni Martina Bologna, 2005). In qualità di Presidente dell’Associazione Le Tarot, Andrea Vitali ha curato i progetti storico-scientifici delle più importanti mostre realizzate sull’universo simbolico dei tarocchi. Riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale fra le massime autorità per quanto attiene l’iconografia dei tarocchi, ha scritto diversi saggi iconologici tradotti in sei lingue, ritenuti fondamentali per la loro comprensione storico-allegorica. Così ha scritto di lui Alain-Jacques Bougearel nella sua opera Origines et Histoire du Tarot (Ed. Envol, Toulouse, 1997): “A ma connaissance, Andrea Vitali est, de tous les tarologues contemporains, le medieviste le plus pertinent” (pag. 21).

I saggi di Andrea Vitali sono reperibili al sito dell'Associazione Le Tarot di Faenza: www.associazioneletarot.it

Le illustrazioni riportate in questa pagina sono ingrandibili cliccandovi sopra.

IL PRINCIPE

Il principe Fibbia

Un famoso dipinto, fino a pochi anni fa conservato in Palazzo Felicini a Bologna, ritrae in abiti seicenteschi il Principe Francesco Antelminelli Castracani Fibbia, discendente dal celebre condottiero Castruccio Castracani (qui a destra). Opera di un artista sconosciuto del 1600, il dipinto ritrae il Principe in piedi, vicino ad un tavolo, sul quale sono poste alcune carte di Tarocchino bolognese. Altre carte sono a terra ed altre raffigurate mentre cadono dal tavolo. Sotto il dipinto, sono riportate le seguenti parole :
Francesco Antelminelli Castracani Fibbia, principe di Pisa, Montegiori, e Pietra Santa, e Signore di Fusecchio, filio di Giovanni, nato da Castruccio duca di Lucca, Pistoia, Pisa. Fugito in Bologna datosi a Bentivogli, fu fatto generalissimo delle arme bolognese, et il primo di questa famiglia che fu detto in Bologna dalle Fibbie, ebbe per moglie Francesca, filia di Giovanni Bentivogli.
Inventore del gioco del tarocchino di Bologna. Dalli XVI Riformatori della città ebbe il privilegio di porre l’arma Fibbia nella regina di bastoni e quella della di lui moglie nella regina di denari. Nato l’anno 1360 morto l’anno 1419.

Queste informazioni contengono senz’ombra di dubbio diverse incongruenze ed errori ma, come vedremo, nello scritto si trova un’indicazione fondamentale dalla quale è possibile ipotizzare che fu proprio questo Principe ad inventare il gioco dei tarocchi o meglio, il Ludus Triumphorum.
Innanzitutto la storia, attestata dai documenti che fino ad oggi sono stato in grado di reperire, ci dice che Francesco Antelminelli Castracani esistette realmente e che non fu parto della fantasia di colui che commissionò il quadro.
Come abbiamo detto, la scritta riporta diversi errori e fra questi l’attribuzione della paternità di Francesco a Giovanni, un figlio di Castruccio Castracani. Giovanni Castracani Antelminelli fu in effetti figlio del condottiero come ci informano le diverse cronache che trattarono di quella nobile famiglia toscana. Un’informazione diretta ci è offerta dal testamento che il Castracani aveva fatto redigere un anno prima della sua morte e che fu integralmente riportato da Aldo Manucci nell’opera Le attioni di Castruccio Castracane degli Antelminelli Signori di Lucca con la genealogia della famiglia (1), dove troviamo inoltre interessanti notizie sugli ultimi momenti di vita del condottiero e sui suoi figli. Vediamone alcuni passi: “…avendo fatto il suo testamento l’anno adietro del MCCCXXVII alli 20. di Dicembre, in Lucca…ma sentendosi mancare, & essere sopra fatto della gravezza del male; & avendo discorso con li suoi Segretarij, & dati molti ordini; fece chiamare à se la Duchessa sua moglie, M. Nicolo Castracani Antelminelli, Principal Vegli, Duccio Sandei, & F. Lazaro, Priore di Altopascio; & lasciolli nel testamento tutori, con Enrico, Valevano, Giovanni & Verde, suoi figliuoli; a’ quali con volto intrepido diede la benedizione paterna e l’ultimo bacio.” (p. 95) Castruccio spirò il 23 settembre 1328 all’età “d’anni XLVII, mesi cinque, & giorni cinque” (p. 97). Giovanni morì ancora giovane nel 1343 e fu sepolto a Pisa, accanto alla madre, nella chiesa di S. Francesco: “Nel medesimo tempio è sepolto Giovanni, figliuolo di Castruccio, che fu cavaliere, & homo di molto conto sulla guerra: & si vede scolpito sopra, armato, e vestito con l’habito Cavalerescho, con le insegne della sua famiglia: & la iscrittione dice: Virtutis exemplum. momentaneo iuventutis flore clarescens, praematurae mortis in cursu praeventus, tegor hac in petra Ioannes, natus olim Illustris Domini Castruccij, Lucani Ducis, altissimae mentis, indelendae memoriae, libertatis patriae defensoris, hostibus semper invicti. Anno MCCCXLIII. Die XIJ.Maj”. (Esempio di virtù. Mentre acquistavo fama nell’effimero fiorire della giovinezza, prevenuto nel cammino da prematura morte, giaccio coperto da questa pietra, io Giovanni, figlio del già illustre signore Castruccio, duca di Lucca, di altissimo ingegno, di memoria indistruttibile, difensore della libertà della patria, mai vinto dai nemici. Anno 1343. Il 14 di maggio) (p. 107).

Dettaglio dell'iscrizione sottostante il ritratto del principe Fibbia.

Risulta evidente che in base all’informazione scritta sotto il quadro, il nostro Francesco non poté essere figlio di Giovanni, in quanto egli nacque dopo diciassette anni dalla morte di quest’ultimo.

Donna di bastoni con stemma Fibbia

Che Giovanni fosse con gli altri suoi fratelli principe oltre che di diverse città toscane anche di Pietra Santa e Monteggiori, è testimoniata da un Privilegio dell’Imperatore Lodovico il Bavaro che “Volendo poi finger alcuna dimostratione di benevolenza e, meschiarla alla grande ingratitudine, confermò alli 10. di Aprile alla Duchessa, moglie di Castruccio, le entrate, che gli aveva lasciate il marito; e diedegli libera podestà, & dominio sopra il castello di Monteggiori, & suo distretto come Patrimonio, con tutte le ville nel Contado, & terre sopra Pietrasanta; assegnando quattromila Fiorini d’oro l’anno sopra esse Vicaria, a lei & à figliuoli, & e loro discendenti. & alli 17. di dicembre fece due Privilegi à quella Signora, à Valerano, e Giovanni predetti, confermandoli Signori di Monteggiori, & loro successori, con la istessa entrata” (p. 105). Di questo Privilegio il Manucci riporta il testo integrale nella sua opera, assieme al testamento di Castruccio.
Chi fu allora questo Francesco raffigurato nel quadro? Come apprendiamo sempre dal Manucci, ma anche da altri documenti e da alberi genealogici della famiglia, egli nacque da Orlando figlio di Errico, primogenito di Castruccio Castracani. Dal Manucci veniamo a conoscenza che Enrico, fratello di Giovanni, ebbe un figlio di nome Orlando il quale ebbe quattro figli e cioè Castruccio, Enrico, Francesco e Rolando.
Un discendente dei Fibbia, Padre Flaminio Fibbia dell’Ordine Benedettino inviò il 12 marzo 1594 ad un suo cugino una lettera con la quale informava il parente riguardo un albero genealogico presente nella casa del “Signor Bernardino l’Antelminelli Gentiluomo dè Principali della Città” di Lucca che lui stesso aveva visto e di una copia in rame del quale era stato omaggiato. Scrive di seguito che questo Signore di Lucca giudicava che la famiglia in questione discendesse da un Francesco, figlio di Rolando a sua volta nato da Enrico, figlio del Principe Castruccio e a proposito dello stemma riferisce che “Ora io non dubito punto, che la Famiglia nostra Cada da questa degli Antelminelli per mezzo di Castruccio Castracane, et me ne da grande Argomento l’Arma, la quale è l’istessa che la nostra non alterata, già la nostra sa vostra Eccellenza è il cane da mezzo in su col colare in Campo azzurro, et le Fibbie in Campo bianco, et l'Arma antica vera delli Antelminelti usata da Castruccio Castracane e il mezzo Cane bianco col Colare in Campo Azzuro, Coperto dal mezzo in giù da un Campo bianco schietto, nel quale noi v’avemo poste le Fibbie Causa della variazione del Cognome; già l’Aquila vi è aggiunta da poco in qua. Egli hà biasimato, che vi si ponghi l’Aquila, et sebbene io v’hò detto, che questo fu un dono che Carlo Quinto fece alla nostra famiglia, mi rispose, che egli ancora l’hanno da imperatori in Dono … ma che la vera [Arma], è il Cane Bianco col Colar posto in Campo azzurro, et di sotto tutto il resto dello Scudo bianco, in che noi, come o detto, abbiamo posto le Fibbie.”. Di seguito il benedettino elenca i nomi presenti nell’albero genealogico, iniziando con Castruccio Castracane, Principe di Lucca, che “ebbe Enrico, et di lui Orlando, dal quale nacque Francesco, che abitò in Bologna, et da questa derivò la Famiglia ora detta – de Fibbia – o – dalle Fibbie – siccome volgarmente parla la Città di Bologna, et gli Anali di detto, aggiungendovisi però nelle Scritture, alias de Castracani, questo Francesco ebbe due figliuoli, Perazzino ed Antonello” (2).

Particolare dello stemma

A proposito della presenza dell’Aquila nello stemma, questa derivò dal fatto che l’Imperatore Carlo V con una sua lettera-patente del 27 febbraio 1533 dichiarò Dottore laureato e cavaliere Aurato delle Milizie Pontificie, Alessando Fibbia, un discendente del Nostro, e con un’altra lettera-patente del 1 ottobre 1533 gli concesse di apporre nell’Arma gentilizia un’aquila nera tenente in bocca una fibbia.(3) Che Francesco fosse figlio di Orlando nato da Enrico, figlio di Castruccio, è testimoniato anche nelle opere dei maggiori storiografi della città di Bologna, come ritrovo nel Dolfi (4) e nel Montefani (5), i quali si rifanno entrambi all’Alidosi (Antiani Consoli di Bologna, lib. 5). Riporta questa discendenza anche un albero genealogico della famiglia come ho trovato presso l’Archivio di Stato in Bologna (5).
Sul fatto che il ramo discendente da Enrico si trasferisse a Bologna non ci sono dubbi, come prova anche un testamento del 5 novembre 1561, redatto da un Joannis Baptista Frassetti, dove un Francesco Fibbia, figlio di Vincenzo, scrive a proposito della sua nobile famiglia che questa derivò da Francesco “descendentis a stirpe Henrici primogeniti Castruccii de Castracanis, olim Lucae Principis, qui Henricus expulsus fuit Anno 1328, & in hac civitate Bononiae Domicilium elexit, et habitavit in Domo Magna, sub Capella Sancti Prosperi, quam Vincentius praedictus postea vendidit illis de Desideriis Anno 1475 …” (discendente dalla stirpe di Enrico, primogenito di Castruccio Castracani, già principe di Lucca. Il quale Enrico fu scacciato nell’anno 1328 ed elesse la sua dimora in questa città di Bologna e abitò in una grande casa nella parrocchia di San Prospero, che il predetto Vincenzo poi vendette a quelli dei Desideri nell’anno 1475). Questo testamento fu stampato dal manoscritto originale dalla ex Tip. Longhi di Bologna nel 1764 (6). Abbiamo pertanto potuto appurare che il Francesco Fibbia del dipinto è realmente vissuto, fu Principe di Pietrasanta e Monteggiori grazie al Privilegio che Lodovico il Bavaro trasmise ai discendenti dei figli di Castruccio e visse a Bologna in seguito al trasferimento in questa città della sua famiglia.

Donna di spade

Evidentemente non sposò mai Francesca, figlia di Giovanni II Bentivoglio, in quanto questa sposò nel 1482, quindi in epoca più tarda e proprio a Bologna, Galeotto Manfredi, Signore di Faenza, un matrimonio che non durò molto poiché nel 1488 il marito cadde pugnalato da sicari su mandato della stessa moglie, la quale si sposò successivamente con il Conte Guido Torelli, già protonotario apostolico.
Non ci sono pervenute fonti che attestino la presenza di un’altra Francesca, sia che fosse stata figlia di Giovanni I o appartenente ad un ramo secondario della Famiglia Bentivoglio, di cui non si sappiano con certezza le vicende matrimoniali ma, ad ogni modo i Fibbia furono strettamente legati ai Signori di Bologna, in quanto molti di essi ricoprirono ruoli di comando nell’esercito bentivolesco, come ho trovato in tutti i documenti sopra citati. Ricordo a questo proposito, un Biagio detto il Bolognino il quale nel 1420 andò con i Bentivogli a prendere possesso di Castel Bolognese e che l’albero genealogico Discendenza di Guarniero I. Progenitore della Nobilissima Famiglia Antelminelli descrive con le stesse parole presenti nel quadro “Biagio detto Bolognino Principe di Monteggiori e Pietrasanta Fugito in Bologna datosi a Bentivogli fu Generale Capitano. dell’Armi in Bologna. E creato Cavagliere fu de’ Signori”. Stesse parole che troviamo ad illustrare anche il Nostro “Francesco Antelminelli Castracani Signore di Fusechio Conte Palatino, fugito in Bologna, e fatto Nobile Cittadino fu detto dalle Fibbie”. La sua morte è datata in questo documento al 1399 (7).
Sappiamo che gli stemmi dei Fibbia e dei Bentivoglio erano impressi, come afferma lo scritto nel quadro, nelle carte seicentesche della Regina di Bastoni e della Regina di Denari: ne è un esempio il citato Tarocco Alla Torre, dove lo stemma Fibbia appare proprio sulla Regina di Bastoni (la Regina di Denari manca dal mazzo). Questi stemmi appaiono anche nelle medesime carte di diversi mazzi del secolo XVIII come in quelli delle fabbriche con insegna Al Mondo (Donne di Bastoni e d spade) (8) e Alla Colomba (Donna di danari) (9).

Donna di danari

La facoltà di inserire stemmi di qualsiasi natura, compresi quelli nobiliari, nei mazzi antichi di carte, non era soggetta a particolari autorizzazioni, cosicché qualsiasi stampatore poteva farlo. Occorre a questo punto domandarsi perché fossero stati inseriti proprio quelli della Famiglia Fibbia e dei Bentivoglio, se non in base ad una tradizione che vedeva nei Fibbia e nella loro famiglia alleata l’origine di queste carte.
Chi commissionò il quadro non conosceva certamente bene l’esatta genealogia della famiglia e le diverse storie personali dei suoi antenati, ma oggi siamo in grado di giudicare come fondata sulla realtà storica buona parte di quanto scritto sul dipinto, e soprattutto l’esistenza di Francesco Fibbia, il che ci induce a pensare che potrebbe essere stato proprio quel Francesco del quadro ad inventare i tarocchi o meglio il gioco dei Trionfi.
Ed è proprio da una attenta valutazione di quanto risulta scritto nel quadro che ritengo fondata questa ipotesi. Innanzitutto chi lo commissionò non conosceva l’epoca precisa di quando i tarocchi fossero stati inventati come non lo sapevano gli uomini che ne trattarono sia nel Cinquecento sia nei secoli successivi. Nel quadro è scritto che Francesco Fibbia fu l’inventore dei Tarocchini, quando noi sappiamo che questi rappresentano una variante cinquecentesca del gioco dei tarocchi, già esistenti a Bologna fin dal sec.XV con il nome di Trionfi. Ciò significa che l’autore delle scritte, additando un personaggio vissuto a cavallo fra il Trecento e il Quattrocento quale inventore dei tarocchini, non conosceva la reale data della loro ideazione, ma li riteneva la forma originaria e non una successiva variante.
Nonostante questo, le date indicate nel quadro risultano essere molto vicine a quelle ipotizzate per la nascita del gioco dei Trionfi, e questo non può che sorprendere. Se l’autore delle scritte avesse menzionato una data più tarda rispetto a quella che noi conosciamo come ipotetica di nascita dei Trionfi - inizio del Quattrocento - avremmo subito compreso che si sarebbe trattato di un tipo di operazione concepita per mettere in forte evidenza il ruolo di questa Famiglia, dato che le carte dei tarocchi erano a Bologna alquanto amate ed utilizzate a tutti i livelli sociali. È stato per un puro caso che l’autore delle scritte abbia indicato date così vicine alla realtà, un “azzeccarci” inconsapevole, volendo promuovere l’immagine della propria famiglia o forse è più plausibile che egli sia venuto in possesso di un documento antico che ha riportato, consapevole che ciò avrebbe arrecato anche prestigio alla famiglia? Personalmente ritengo assai più realistica questa seconda ipotesi.
Per di più Francesco Fibbia visse in un periodo storico che vide, come abbiamo detto, l’inizio della costruzione della Basilica di San Petronio iniziata nel 1390, e la costruzione della Cappella Bolognini (1400-1420) in cui esiste quell’unica immagine dell’Appeso che fu adottata dai Trionfi proprio in quegli anni per rappresentare la figura del Traditore. Inoltre, come abbiamo precedentemente riferito, la Cappella in questione venne intitolata anche ai Magi, i quali da sempre sono raffigurati nella carta della Stella del Tarocchino bolognese, assieme a quel diavolo gastrocefalo, troneggiante al centro dell’Inferno, che ritroviamo a volte nell’iconografia degli antichi tarocchini. Con ogni probabilità chi concepì i Trionfi conosceva molto bene quegli affreschi e volle omaggiare Bologna e la sua grande Basilica, inserendo quelle figure nel gioco allegorico che aveva ideato. Una curiosità: a guardare bene la figura del Principe come appare nel dipinto, non si può fare a meno di pensare al Bagatto dei tarocchi, posto dietro ad un tavolo sul quale appaiono gli strumenti del suo lavoro.

Note e fonti.

1 L’opera venne stampata a Roma nel 1590.
2 ADOLFO CAVAZZA, Notizie intorno alle Famiglie Fibbia, Fabri, D’Arco, Fava e Pallavicini, Bologna, 1901, pp. 7 - 8.
3 ADOLFO CAVAZZA, op. cit., p. 11.
4 SCIPIONE POMPEO DOLFI, Cronologia delle Famiglie Nobili di Bologna, 1670, p. 320.
5, MONTEFANI, Famiglie Bolognesi, Bologna, Biblioteca Universitaria, ms. n° 34, c. 33.
6 Bologna, Archivio di Stato, Fondo Archivistico Fibbia-Fabbri, Alberi di Famiglia, Busta 1.
7 Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio, 17 Biografie storiche - Testamenti, Cap.I, n° 12.
8 Bologna, Biblioteca Archiginnasio, coll.32.E.10.
9 Collezione Giuliano Crippa, Milano.

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