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Girolamo Zorli

La Bestia di Raffaele Bisteghi

Premessa

Raffaele Bisteghi offre il primo manuale italiano conosciuto di regole di più giochi. Si tratta del Il Giuoco Pratico o sieno Capitoli Diversi che servono di regola ad una raccolta di Giuochi più praticati nelle Conversazioni d'Italia, del 1753. L'opera inizia descrivendo le regole di una serie di giochi non di carte, quali tennis, bocce, scacchi, palla e scacchi. Nella porzione da pagina 86 a pagina 240 riporta regole di una serie di giochi di carte. Questa porzione è stata da noi riprodotta e inserita in Biblioteca.
Non sappiamo molto, dell'autore. Nell'opera, descrive il Tarocchino Bolognese, variante di gioco che ha avuto successo ed è stato praticato quasi esclusivamente nella Legazione di Bologna. Il lavoro è dedicato al conte Ovidio Bargellini, di famiglia bolognese. Lo stampatore era anch'esso bolognese. Questi indizi fanno credere che l'Autore fosse attivo in Bologna.

Alle pagine 175-188 del Giuoco Pratico troviamo descritto il gioco della Bestia del XVIII secolo, di cui la Bestia odierna è una lontana discendente. La descrizione offerta da Bisteghi è una traduzione abbastanza pedissequa del capitolo Jeu de la Beste riportato nell’edizione del 1739 dell’Académie universelle des jeux, pagg. 223-229. Il testo francese è stato segnalato da Thierry Depaulis ed  è consultabile tramite link della Biblioteca del TRE.

Nel testo di Bisteghi troviamo molti tecnicismi francesi : couper, surcouper per tagliare e sovratagliare, contre per superare una dichiarazione altrui, fiches, curieuse, donne per distribuzione vol o vole per cappotto e dévole per cappotto subìto. Altre parole italiane non corrispondono con quelle usate in Italia, ma sono una evidente traduzione delle parole francesi utilizzate nel Jeu de la beste: presa per posta impegnata nel gioco, graziosamente nel senso francese di piacevolmente, eccetera.

Il testo.

La descrizione del Bisteghi del gioco della Bestia offre molti tecnicismi francesi : couper, surcouper per tagliare e sovratagliare, contre per superare una dichiarazione altrui, fiches, curieuse per curiosa, donne per distribuzione vol o vole per cappotto. Altre parole italiane non corrispondono con quelle usate in Italia, ma sono una evidente traduzione da parole francesi : presa per posta impegnata nel gioco, graziosamente nel senso francese di gracieusement, piacevolmente, eccetera.
Lo stile di scrittura è diverso da quello usato per altri giochi.  La descrizione è più confusa di quella espressa altrove. Mi sembra fuori di dibbio che Bisteghi abbia riportato un gioco che forse non conosceva traducendo le regole in modo approssimativo da un testo francese.

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Origine del gioco.

Carlo Goldoni

Non sono molte le notizie sulla pratica della Bestia in Italia. Thierry Depaulis mi comunica che sembra che a Roma alla fine del Seicento il cardinale Benedetto Pamphili (1653-1730) giocasse a Primiera, Ombre e al gioco francese, o al gioco della Bestia (Lina Montalto, Un mecenate in Roma barocca – Firenze 1955, pag. 111)

Carlo Goldoni nelle sue Memorie (II, 1788, cap. XXXI)  dice che a Roma fra i giuochi di società, il giuoco della Bestia era quello che più si usava. Aggiunge una notazione sulla cortesia romana verso le signore : se la Signora è in pericolo di diventar bestia, convien accordarle la grazia, giuocando una piccola carta per non cagionarle quel dispiacere.

Luigi XIV

Ai tempi di Luigi XIV iniziò il periodo dell’influenza culturale francese sul Vecchio Continente. Il testo francese del 1727 è un primo indizio dell’origine francese della Bestia. Questo gioco godette anche in Italia di popolarità nel XVIII e XIX secolo.

La Beste francese era, come vedremo meglio, un gioco di presa con obbligo di risposta e taglio. La briscola di smazzata era individuata da una carta girata dal mazziere. Queste caratteristiche di base sono quelle del gioco italiano del Trionfo e delle sue possibili varianti Trionfini e Trionfetti. Il gioco del Trionfo pare nato nella seconda metà del Quattrocento ed è segnalato frequentemente in Italia nel XVI secolo. Forse è stato responsabile del cambio di nome dei Trionfi in Tarocchi.  Il Trionfo merita uno studio a parte che mi riprometto di fare. Una versione contemporanea italiana del Trionfo è tutt’ora giocato a Ferrara col nome originario, e in Romagna coi nomi di Beccaccino e Maraffone. Nel Cinquecento il gioco del Trionfo è stato popolare anche all’estero e sembra avere originato i giochi chiamati Hombre, Renegado o Rinegado in Spagna, nonché i giochi francesi del Quintille e del Sextille. La Beste sembra discendere dal Quintille, con inserite alcune varianti e opzioni di gioco dell’Hombre spagnolo. In Spagna si giocava a Quintillo e in Francia a l’Ombre spagnolo e a l’Homme che dell’Ombre era cugino. Insomma, pare che il gioco del Trionfo abbia avuto una discendenza transnazionale numerosa, articolata e interconnessa, arrivata fino a noi col gioco internazionale del Bridge.

Nel suo eccellente articolo sul giuoco dell'Hombre,  (Cfr : Ombre et lumière. Un peu de Lumiere sur l'hombre, IPCS Journal, Vol. XV, No. 4, 1987, pagg. 101 segg.), sulla base di indizi documentali Thierry Depaulis accenna ad una possibile connessione della Beste con l'Hombre spagnolo (ibidem, vol. XVI, No.2, pagg. 44 segg.). Questo testo di gioco del Bisteghi sembra riscontrare l'ipotesi depaulisiana della Bestia come variante francese dell'Hombre. I punti di contatto tra i due giochi sono i tre o più giocatori "ognun per sé", ad ogni mano un giocatore si impegnava a ottenere da solo un risultato di gioco, l'attaccante perdente pagava il piatto.

La mia impressione di gioco è che la Bestia sia una variante semplificata dell'Hombre. Le differenze con l'Hombre erano che il pagamento di un piatto da parte dell'attaccante perdente faceva bestia, forse alludendo scherzosamente al fatto che un perdente non meritava di essere l'uomo, el hombre. Un'altra cospicua differenza era che l'importo di questa bestia non andava ai difensori, ma era rinviato al piatto della mano successiva. Una terza differenza era che nella Bestia i difensori non incassavano nulla neanche in caso di loro vittoria, ma erano a rischio di pagare una bestia se l'attaccante vinceva e loro non facevano neanche una presa. Bisteghi non accenna al codiglio, cioé all'ipotesi che un difensore facesse più prese dell'attaccante, e ci lascia all'oscuro su come questa eventualità venisse regolamentata. Nel testo francese si parla della dévole, del cappotto subìto dall’attaccante, con forti penalità. Ma nella Beste c’era soprattutto il contre, che non compare nel’Hombre.

Il contre era una innovazione importante della Beste. Era una dichiarazione successiva a quella del chiamante che impegnava chi la diceva a non far fare il contratto a chi se ne era impegnato. Il verbo contrare è entrato nel vocabolario italiano con questo significato. Il contre verrà trasferito ad altri giochi e si svilupperà, diventando una opzione di gioco importantissima del bridge moderno.

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La Beste

1. Regole Generali

La bestia era un classico gioco di presa su 5 carte a testa, con obbligo di risposta, di taglio e sovrataglio.
Poteva essere giocata in 6 o 7 giocatori con mazzo di 36 carte, ottenuto levando i Due,Tre, Quattro e Cinque da un mazzo di 52 carte.
Con 5 giocatori, veniva usato il mazzo di 32 carte come quello del Picchetto. Venivano tolti anche i Sei.
In 3 o 4 giocatori, si giocava con mazzo di 28 carte ottenuto togliendo anche i Sette.
Gerarchia di presa : R-D-F-A-10-9-8-7-6
Ciascun per sé. Un giocatore dichiarava impegnandosi a incassare almeno tre prese su cinque, altrimenti faceva bestia. Attaccava il dichiarante.

2. Accordi preventivi : poste, gettoni, giri, colpi e fiches.

Si concordava preventivamente l’enjeu, l'impegno economico, detto presa alla farncese. L’enjeu veniva diviso in un numero di gettoni e di fiches, anch'essi di valore predeterminato, e si decideva il numero di giri che si volevano fare. Si decideva anche di quanti colpi era composto un giro. Il colpo corrispondeva alla vittoria di un piatto.  Le fiches venivano pagate da chi faceva bestia. Ogni volta che un giocatore vinceva un colpo o piatto, riceveva anche una fiche. Una volta finite le fiche segna-colpi, era finito il giro.

3. Distribuzione e invito.

Faceva carte chi per primo riceveva un Re, o chi alzava la carta più alta.
Il mazziere della mano successiva era il giocatore a destra del mazziere della mano precedente.
Ciascuno metteva una fiche davanti a sé parzialmente sotto il piatto. Inoltre ogni giocatore metteva in piatto due gettoni, il mazziere metteva un suo terzo gettone davanti a sé. Chiamo questo importo in gettoni invito. L'invito era dunque di 2 gettoni x numero di giocatori più uno del mazziere. Per esempio, in cinque giocatori l'invito era di 2x5+1=11. Il gettone supplementare davanti al mazziere lo indicava nel corso della mano. Nel caso di presenza in piatto di bestie precedenti di cui parleremo al punto 8., i giocatori non aggiungevano nulla al piatto, ma presumibilmente il solo mazziere metteva un gettone davanti a sé.
La distribuzione era di 5 carte a testa. Terminata la distribuzione, il mazziere scopriva la carta sotto il tallone e la poneva sopra. Il seme della carta scoperta era il seme di briscola della smazzata. Il tallone capeggiato dalla carta scoperta veniva posto bene in vista in mezzo al tavolo.

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4. Il Re di trionfi.

Se la mano veniva giocata, chi giocava il Re di briscola incassava un gettone da ogni avversario più due dal mazziere. Anche il mazziere che scopriva un Re come briscola incassava lo stesso importo. L’incasso del Re di trionfi aveva portato ad una rito articolato di gettoni di invito messi parzialmente fuori e dentro al piatto, che non vale la pena di riportare. Con cinque giocatori, la mano iniziale veniva giocata con undici gettoni in piatto come descritto al punto 3. Se il Re non era presente o se la mano non era giocata, il Re non giocato non incassava i gettoni previsti.

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5. La Dichiarazione.

Il primo a parlare era il giocatore a destra del mazziere. Il senso del gioco era antiorario.
Il giocatore al suo turno poteva passare o dire Gioco io. Questi è chiamato da Bisteghi chi fa giocare, ma per comodità lo chiamerò l'attaccante, e gli altri i difensori. L'attaccante si impegnava a fare tre delle cinque prese disponibili o di fare le prime due prese senza che un avversario facesse le altre tre prese.

La richiesta di essere attaccante poteva essere superata da un giocatore successivo che dicesse contre. Chi contrava si impegnava a fare perdere il dichiarante. Se il dichiarante perdeva, il contrista guadagnava il piatto e forse anche le bestie semplici degli altri difensori. Se il dichiarante vinceva incassava normalmente il piatto e le bestie semplici dei difensori non contristi, mentre il contrista pagava due bestie, cioè due volte il piatto. Questo faceva sì che i difensori avessero più interesse a fare vincere il dichiarante che il contrista, mettendo il contrista nella condizione di giocare contro tutti gli altri.

 

Se invece tutti passavano, il mazziere chiedeva se qualcuno voleva giocare con la curieuse, la carta curiosa. Il o i giocatori che accettavano, mettevano un gettone in piatto. Non è esplicito, ma sembrerebbe che chi non metteva il gettone in piatto veniva escluso dalla smazzata. Il mazziere scopriva la carta sotto al tallone, che, se accetta al suo turno da un giocatore curioso, sostituiva la precedente di briscola, il suo seme sarebbe stato il seme di briscola e l'accettante curioso sarebbe stato l'attaccante. La carta curiosa poteva essere scoperta una volta sola per mano.

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6. Il giuoco

L'attaccante giocava la prima carta. Seguivano gli altri a turno in senso, come detto, antiorario.
Chi faceva presa doveva rigiocare carta del seme di quella presa, se disponibile.


Non avendo da rispondere a un seme, bisognava calare
- carta di briscola,
- se vi era già un taglio, era obbligatorio sopratagliare,
- in mancanza di briscole o di briscole superiori a quelle già calate, si poteva scartare liberamente.

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7. Le bestie e i piatti.

Le bestie erano :

7.1. Semplici : era il caso di bestia del dichiarante in una smazzata senza bestie in piatto e di bestia del difensore che non conseguiva alcuna presa.

7.11. Caso del difensore che non avesse fatto neanche una presa. I difensori senza prese pagavano l'importo della bestia all'attaccante vincente, anche nel caso non raro di più difensori in bestia. L'importo in gettoni della bestia semplice era sempre pari all'invito semplice, qualunque fosse il piatto.

7.1.2 Caso di attaccante che facesse bestia in mano di invito semplice senza bestie. Questi pagava l’importo del piatto, che raddoppiava e passava alla mano successiva.

7.2. Doppie : nel caso di bestie dell'attaccante in mani con bestie precedenti in piatto.

7.2.1 L’attaccante perdente pagava un importo pari al piatto. Il piatto raddoppiato passava alla mano successiva. Per calmierare il gioco, i piatti con bestie  quadruple venivano divisi su due mani successive senza bestie. 7.2.2 L'attaccante vincitore di piatti con bestie presenti, incassava quelle e le eventuali bestie semplici di difensori che non avevano fatto una presa.

 

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8. Gli incassi.

L'attaccante vinceva incassando almeno tre delle cinque prese della smazzata, oppure le prime due prese se un avversario non faceva tutte le altre tre.

8.1 L'attaccante vincente guadagnava il piatto e il gettone del mazziere, più le bestie semplici (cfr. 7.1) intercorse in quella mano. Se vi era l'incasso di bestie esistenti in piatto o bestie semplici prodotte dalla mano, l'attaccante riceveva anche una fiche.

8.2 L'attaccante perdente faceva bestia e pagava in piatto un importo uguale a quello del piatto.

8.3 Il/i difensore/i che non faceva/no alcuna presa faceva/no bestia semplice e pagava/no l'importo di un invito semplice all'attaccante vincente, che come visto riceveva una fiche.

8.4. Il cappotto (detto la vol) inferto dall'attaccante faceva fare bestia semplice a tutti gli avversari. Di conseguenza, faceva vincere il piatto e tutte le bestie semplici occorse in quella mano. Premio ulteriore era un gettone supplementare da ciascun giocatore. Il cappotto subito (detto la dévole) dall’attaccante gli faceva pagare lo stesso importo.

Colpi e fiches.

Ogni vittoria dell'Ombre di una smazzata con una o più bestie era detto colpo.
Come visto al punto 2., all'inizio era stato concordato quanti colpi costituivano un giro. Ad ogni autore di un colpo veniva data una fiche. Le fiches quindi erano dei conta-colpi, col loro esaurimento si esauriva il giro.

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Commento.

Il gioco della Bestia verteva sulla vittoria o sconfitta dell'attaccante. I difensori non vincevano mai.
In cinque giocatori, l'attaccante che otteneva tre prese su cinque faceva fare bestia ad almeno un avversario, spesso a due. La Bestia era un gioco in cui la porzione maggiore del denaro veniva vinta o persa in poste semplici. Era dunque fondamentale giocare da attaccante. Forse per svista di Bisteghi, non sono previste penalità per l'attaccante gravemente perdente, per esempio che non avesse fatto neanche una presa, quindi sembra che il rischio di provarci fosse solo l'importo del piatto che si cercava di incassare. Immagino che le mani con soli inviti semplici in piatto vedessero molto spesso il primo a parlare provare a giocare da solo.
L'accelerazione dell'azzardo era calmierata dalla regola 7.2 : nel caso di sconfitta dell'Ombre di un piatto con bestie presenti, il suo pagamento del piatto veniva giocato in una mano successiva senza bestie in piatto. Di conseguenza, il piatto massimo era di due bestie, cioé il doppio dell'invito semplice.
La vittoria di una mano senza bestie e con il solo invito semplice era spesso altrettanto remunerativa di quella ottenuta su un piatto di posta doppia. Nel corso del gioco era importante impedire al difensore debole di fare presa. Altrettanto strategica era la situazione del difensore che, spesso con mano debole, lottava per incassare almeno una presa e uscire indenne.
In questa ottica, il cappotto dava grandi vantaggi all'attaccante, perché otteneva una bestia semplice da tutti gli avversari. Nel classico gioco a cinque, un cappotto con invito semplice remunerava di cinque inviti semplici più sei gettoni, per un totale di 61 gettoni lordi e 59 netti. La vittoria massima conseguibile era quella del cappotto su bestia doppia col Re accusato, pari a 77 gettoni netti.

 

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Posto online il 30 agosto 2011

da Girolamo Zorli

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