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La Ronfa, un gioco di carte del Quattrocento.

Thierry Depaulis

Dicembre 2009

Premessa

TRETRE riceve da Thierry Depaulis questa breve ma illuminante nota sul gioco della Ronfa. Ringraziamo l’autore per avercene concesso la pubblicazione online.

Thierry Depaulis è nato a Bordeaux nel 1949. Ha studiato Storia all’Università di Bordeaux. E’ considerato uno dei più autorevoli studiosi di storia dei giochi da tavolo e di carte. Le sue pubblicazioni gli hanno valso il Premio Modiano nel 1992. E’ Presidente dell’associazione francese Le Vieux Papier e Chairman (Presidente esecutivo) e Honorary Fellow della prestigiosa International Playing Card Society, che raggruppa, sotto la guida di valenti studiosi internazionali, migliaia di ricercatori, collezionisti e appassionati dei quattro angoli del pianeta. E’ amministratore del Musée Suisse du Jeu, La Tour-de-Peilz (Svizzera).

Della sua vastissima bibliografia, ricordiamo il fondante A wicked pack of card, Londra, Duckworth 1996, scritto assieme a Ronald Decker e Michael Dummett. Del suo lavoro, riportiamo alcuni titoli. Tarot  Jeu et Magie, Bibliothèque Nationale (Parigi) 1984. Les Cartes de la Révolution. Cartes à Jouer et Propagande. Musée français de la Carte à jouer, Issy-les-Moulineaux, 1989. Maîtres cartiers strasbourgeois, Le Vieux Papier 1989, Les cartes à jouer au portrait de Paris avant 1701, Le Vieux Papier, 1991. Les loix du jeu: bibliographie de la litérature technique des jeux de cartes en français avant 1800, suivie d'un supplément couvrant les années 1800-1850, Cymbalum Mundi 1994. Histoire du bridge, Bornemann, 1997. Cartiers parisiens du XIXe siècle, Cymbalum mundi, 1998. Le livre du jeu de dames (con Philippe Jeanneret), Bornemann 1999. Cartes et cartiers dans les anciens États de Savoie (1400-1860), International Playing-Card Society, 2005 (IPCS Papers, 4). Petite histoire du poker, Pole 2008. De Lisboa a Macáçar : um capítulo desconhecido das cartas portuguesas na Ásia / De Lisbonne à Macassar : un chapitre méconnu des cartes portugaises en Asie, Lisboa, Apenas, 2008 (Bisca Lambida, 10).

Il testo della nota di Depaulis è in inglese, con citazioni in lingua di testi italiani, ferrarese  e latino.
TRETRE ne propone una traduzione. Le citazioni sono in corsivo. Le note al testo sono nostre, con eccezione della nota 8 su Ugo Caleffini, che è dello stesso Depaulis.

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Notazioni sul gioco della Ronfa

Non sappiamo molto, del gioco della Ronfa. Per certo è uno dei giochi di carte più antichi di cui conosciamo il nome : i suoi primi riferimenti, sia in Francia, dov’era chiamata Ronfle, che in Italia, sono del 1458. Il termine Ronfa implica che una combinazione chiamata ronfa fosse la chiave per vincere la partita.

Ferdinando I d'Aragona

Come gioco di carte, la Ronfa è menzionata fino al XVII secolo, ma il periodo di sua maggiore popolarità va chiaramente dalla fine del XV alla fine del XVI secolo. E’ anche inclusa nel Vocabolario degli Accademici della Crusca del 1612, alla voce Accusare . Vi leggiamo : E Ronfa è giuoco di carte, come Primiera e simili.1

Sfortunatamente, come al solito, le prime citazioni sono soltanto una lista di giochi permessi e vietati, dove la Ronfa appare essere talvolta ammessa, talaltra proibita…

La ronfa di Francesco Berni e Girolamo Cardano.

Francesco Berni

Francesco Berni , Capitolo del gioco della primiera2, pensava che la Ronfa fosse stata inventata da Re Ferdinando di Napoli 3. La Ronfa è gioco bellissimo, perché lo trovò il Re Ferrando, perché ci bisogna grandissima memoria in tenere a mente quello che è dato, industria in invitar l’ultima, cervello a saperla tenere…. Berni, paragonando questo gioco con altri, lo trova satievole : Non è la primiera lenta come i Trionfi 4, non agiata come il Tricchetracche, non fastidiosa come lo sbaraglino 5, non satievole come la Ronfa. Infine, in un altro punto, aggiunge : carte a monte, è parola peculiare della Ronfa quando non havendo le parti in mano carte che satisfaccino, s'accordano a metterle a monte amendue & rifare il gioco di nuovo.

Girolamo Cardano, nel suo Liber de ludo aleae 6, cap. XXV:, classifica la Ronfa come industriae [ludus] romfa, nella categoria dei giochi di abilità, senza darne altre notizie.

Sappiamo che un Asso era importante in una ronfa. Ne La Barzelletta Nuova  del 1502, da me recentemente pubblicata 7, troviamo : se a Ronfa ho già giocato / Rare volte mi vien asso.

1 Ristampa anastatica del Vocabolario degli Accademici della Crusca nella prima impressione del 1612, Edizioni Era, 2008. Vedi anche il sito http://www.accademiadellacrusca.it/
2 Francesco Berni, (1497-1535), creatore del genere letterario bernesco. Vedi anche http://www.tretre.it/menu/accademia-del-tre/testi-e-studi/la-primiera-di-francesco-berni.html
 Commento al Capitolo del gioco della primiera, pag. 18, in http://www.nuovorinascimento.org/n-rinasc/testi/pdf/berni/primiera.pdf
3 Ferdinando d’Aragona (1423-1498) , chiamato anche don Ferrante, re di Napoli. Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_I_di_Napoli. E’ ricordato più volte come amante dei giochi di carte.
4 Trionfi, o tarocchi. Vedi anche http://www.tretre.it/menu/accademia-del-tre/storia-dei-giochi-di-carte/la-nascita-dei-tarocchi-i-trionfi.html
5 Tric Trac e Sbaraglino erano due giochi di pedine e tavoliere del tipo dell’odierno backgammon.

6 Girolamo Cardano (1501-1576), medico, matematico, pubblicista e giocatore, a cui dobbiamo tra l'altro il giunto cardanico e informazioni sui giochi del suo tempo. Il suo Liber de ludo Aleae è consultabile online all’indirizzo http://www.filosofia.unimi.it/cardano/testi/opera.html. TRETRE ha tradotto e pubblicato la parte dedicata ai giochi della primiera, in  http://www.tretre.it/menu/accademia-del-tre/testi-e-studi/girolamo-cardano-e-la-primiera.html e della trappola, in http://www.tretre.it/menu/accademia-del-tre/testi-e-studi/la-trappola-di-girolamo-cardano.html.

7 Depaulis, Entre farsa et barzelletta : jeux de cartes italiens autour de 1500, The Playing-Card, Vol. 37, n° 2, ott.-dic. 2008, pp. 89-102.

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Le descrizione di Ugo Caleffini.

Girolamo Cardano

La descrizione più dettagliata della Ronfa viene da Ugo Caleffini 8 (c.1439-1503). Il 23 maggio del 1475 scrisse : Usase molto per zocho, il zogo di ronfa portato da Napoli, cum nove carte. Chi ha più ponti de uno zogo de quelle nove carte vince la posta. Et a zugare li zogi l'uno bastone vale quatro, et cussi tuti li altri uni depincti suso le carte. Li Re valeno l'uno tri, li cavali dui et li fanti uno. Et ogni zogo che sè ha più, de più del compagno cum chi se zoga, gli vale uno quattrino, dicemo da chi n'ha mancho. Et a numerare li punti uno, un se mete undice, et ogni figura, per diece, et poi li punti secondo che li sono suso le carte. Et zogase al più in cinque et non se pò passare. Et de quatro zogi è suso le carte depinto, cioè spade, cope, dinari et bastoni, et se uxa dodice per cadauna sorte: cioè 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, poi il soto, poi uno cavalo, poi lo Re (1). Altri anche zogi de carte pure se uxa et de tavolero et schachero, ma non tanto quanto de rompha.9

8 Diario di Ugo Caleffini (1471-1494), ed. Giuseppe Pardi, I/1, Ferrara : Premiata tipografia sociale, 1938 (R. Deputazione di Storia Patria per l’Emilia e la Romagna. Serie Monumenti, Sezione di Ferrara ; vol. I)

10 Tentativo di interpretazione : Come gioco, si usa molto il gioco di ronfa portato da Napoli, con nove carte. Chi ha più punti di un gioco (seme?) in quelle nove carte vince la posta. E a giocare i giochi (le smazzate?), l’asso di bastoni vale quattro, e così tutti gli altri assi dipinti sopra le carte. I Re valgono ciascuno tre (punti), i cavalli due (punti), e i fanti un (punto). E ogni gioco col maggior punteggio, di più dell’avversario con cui si gioca, gli vale un quattrino, diciamo da chi ne ha di meno. E ciascuno a conteggiare i punti, l’Asso vale undici, ogni figura dieci, e poi i punti come sono su ciascuna delle carte (secondo il valore facciale delle carte). Si può giocare al massimo in cinque e non si può passare. E di quattro giochi sono dipinte le carte, cioè spade, coppe, denari e bastoni, e si usano dodici carte per ogni seme : cioè 1,2,3,4,5,6,7,8,9 poi il Fante, poi un Cavallo, poi il Re.
Si fanno anche altri giochi di carte e si fanno giochi di tavoliere e di scacchiera, ma non tanto quanto si gioca a Ronfa.

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Da queste informazioni, è facile capire che una “ronfa” era una serie di carte dello stesso seme. Questo è confermato dal significato della parola in altre lingue europee, nel francese “ronfle” e nell’inglese “ruff” (per non dire del tedesco “rumpf”).

1) Il termine italiano “Ronfa” venne tradotto nell’inglese “Ruff” (vedi J: Florio, Worlde of wordes : A ronfa, a plaie at ruffe or trump.) In Inghilterra “ruff” 11 venne presto considerato come “trump”12 . Ma come termine di gioco, originariamente significava senza dubbio “una lunga serie di carte di un seme” (prima di essere cambiato in “trump”).

2)  Non è facile capire come fosse in Francia il gioco della Ronfle, anche se era molto antico. Il termine "ronfle" sopravvisse fino al XVII secolo inoltrato nel gioco del Piquet, ad indicare il punteggio che si guadagna con una “lunga serie di carte di un seme”. Questo dato è sufficientemente chiaro. Conferma l’espressione italiana accusare la ronfa (come nella Crusca del 1612).

11 Ruff in inglese contemporaneo significa tagliare, calare una briscola.
12 Trump è la traduzione classica inglese dell’italiano trionfo. Dalla fine del Quattrocento, i trionfi erano le briscole per eccellenza in tutta Europa. In Inghilterra, trump signicava, e significa ancora, tagliare, calare briscola, anche se il termine ruff  lo ha sostituito quasi subito ed è oggi il più popolare
.


Commento di TRETRE.

Caleffini delinea un gioco ferrarese con un mazzo ridotto da cinquantadue a quarantotto carte, senza i quattro Dieci. Depaulis ci comunica che i mazzi spagnoli tradizionali da molti secoli sono di quaranta o di quarantotto carte. Quelli di quatantotto carte non hanno il Dieci. E' naturale sospettare che il gioco della Ronfa abbia influenzato la composizione del mazzo spagnolo. Non a caso sia Berni che Caleffini definiscono la Ronfa un gioco napoletano, portato dal re  di Napoli Ferdinando I d'Aragona. 

Caleffini giocava al massimo in cinque giocatori. Si ricevevano nove carte. Restavano delle carte non distribuite, forse non giocate, forse immesse nel gioco successivamente. Si accusavano gli Assi, che valevano 4 punti ciascuno, i Re 3, i Cavalli 2 e i Fanti 1. La partita sembra consistesse nel cercare di ottenere serie di carte dello stesso seme. Queste serie erano chiamate ronfe. Non è specificato se la ronfa dovesse essere in sequenza. Il valore di ogni ronfa era la somma del valore di ogni sua carta : gli Assi valevano 11 punti, le figure 10 e le altre cartine valevano il loro valore facciale. L'importanza degli Assi nella Ronfa è confermata anche dalla frase di Pietro Aretino fu si grande la rabbia in cui lo pose un marcio, che con tre assi  egli ebbe a ronfa (in Le Carte parlanti  - Sellerio, Palermo1992 - pag. 65). Un giocatore si arrabbiò moltissimo di aver preso un cappotto giocando a Ronfa nonostante avesse tre Assi.

Il frate mostra nove carte. Si riconoscono sei coppe di Asso e  gli altri tre Assi. La gioia dei due fratelli sembra indicare un colpo fortunato, che ha tutta l'aria di essere la Ronfa più alta conseguibile.

Il gioco della Ronfa è ricordato spesso, anche nei brani di Berni riportati da Depaulis, per la sua difficoltà, per il dovere tenere a mente quello che è dato. Ne consegue che bisognava costruire queste ronfe col gioco. Il vocabolario della Crusca del 1691 alla voce accusare riporta tra l'altro una frase diventata proverbiale : accusar la ronfa giusta, nel senso di "dire la verità". Ne ricavo che nel Seicento la Ronfa prevedesse una accusa o una dichiarazione. Non abbiamo alcuna indicazione della dinamica del gioco e di come le ronfe venissero collezionate dai giocatori. E' oscuro se dovessero essere costruite in mano con una serie di scarti e scambi tra giocatori, e/o col tallone, o se venissero incassate a fine gioco. In altre parole, non sappiamo se fosse un gioco di pesca, di presa o di scarto e cambio. L'accenno di Berni del dovere tenere a mente ciò che è dato non ci aiuta, perché non spiega se la carta data venisse scambiata o venisse calata. Neanche dà certezze la frase riassuntiva di Caleffini Chi ha più ponti de uno zogo de quelle nove carte vince. L'unica certezza è che la vittoria di smazzata era attribuita a chi a fine mano aveva costruito la ronfa di maggior valore

note e commento a cura di Girolamo Zorli

riveduti l' 8 ottobre 2011

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