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Girolamo Zorli

Tarocchi e Germini di Pietro Aretino

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Aretino e i Tarocchi

Della figura di Pietro Aretino parlo in altro articolo.

Pietro Aretino scrive in una lettera del 7 luglio 1543 a Padovano Cartaro che M. Alessandro dipintore vostro fratello, e mio amicissimo, mi diede i primi tarocchi ... cosi insieme con le due paia di carte mi ha dati i secondi; onde a voler laudar la diligenza de la bella manifattura di si fatti lavori; non bastarebbero le lingue di mille primieranti. tal che io in fino a qui gloriatomi del non saper' giocare, mosso da lor vaghezza, mi dolgo di non esser' giocatore...
Aggiunge : ...ho lasciato torre le carte uniche, & i tarocchi divini ad alcune nimphe non meno cortesi, che galanti e cosi elleno in mio scambio si dilettaranno con esse

Aretino ammirava il mazzo dei Tarocchi e quello dei Germini. Aveva il sospetto che tali sorte di carte non sono carte. Vent'anni prima aveva scritto una pasquinata in occasione del Conclave del 1522, un componimento in terzine di tarocchi appropriati ai cardinali più in vista che iniziava con Ventiduo cardinal. Lo trascrivo dal libro Pietro Aretino - Sonetti lussuriosi e Pasquinate, Club del Libro Fratelli Melita, Newton Compton, Roma 1981, pagg 99-100.

Tiziano - Aretino 1548

Ventiduo cardinal

Venti duo cardinal senza romore

Giucavano a tarocchi in la lor cella :

fe’ Medici e mischiò, poi diè la stella

a Farnese, ad Egidio il traditore ;

a Santa Croce dié lo ‘mperadore,

Vico ebbe il sol, Grimano il bagattella

Grassi l’imperatrice e poi la bella

papessa Como, Mantova l’amore.

Ancona il mondo e l’angelo l’Orsino,

il matto Siena e Monte ebbe la luna,

la iustizia Colonna, el Soderino

il diavol, Flisco ruota di fortuna

Punzetta il vecchio, il carro l’Armellino,

la casa il frate in veste bianca e bruna,

san Francesco n’ebbe una,

ciò fu tempranzia e Jacobacci morte,

Santi Quattro fortezza e stavan forte.

In questo furon scorte

le carte e restò Medici una crapa,

quando s’avvide ch’era fatto papa.

Onde smorto qual rapa,

disse : “Il papa mi tocca e non lo tegno.”

Rispose il Soderin : “Non ne se’ degno.”

Mossonsi tutti a sdegno,

e tra lor ferno questa legge nuova,

che papa sia quello che lo ritrova.

Mentre ciascun si prova,

Mantoa, Siena, Farnese andando a spasso

Una carta trovorno, ma fu un asso.

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Tarocchi e Germini.

Né prima vi scappò di bocca l’abisso, la terra e il cielo che mi corsero in mente e i tarocchi e i germini, nei cui ordini sono…. i testimoni del vero… dove appare che il cielo consentì a così bel trovato, ecco che i pianeti e i segni, che si stanno ne i germini e ne i tarocchi, ne fanno fede. (pagg. 50-51)

Come noto, i Tarocchi erano un giuoco di presa e taglio praticato con l’apposito mazzo che ha un quinto seme detto dei trionfi. Questo quinto seme di ventun pezzi più il Matto era d’invenzione italiana quattrocentesca e aveva funzione di seme di briscola. La bellezza e la forza evocativa delle icone ispira ancora oggi la cartomanzia mondiale.

I Germini erano una variante toscana del mazzo dei Tarocchi. Aretino dà la prima notizia oggi conosciuta di questo mazzo e gioco nel suo dialogo Le Carte parlanti, del 1543. Nel mazzo dei Germini erano stati aggiunti altri diciannove trionfi per un totale di quaranta, più il Matto.In questo testo, l'Aretino non giocatore si sofferma solo sulle icone, sulla loro bellezza e significato, senza parlarci del gioco e dei giochi che vi si facevano. Trascrivo i brani di interesse dal testo Pietro Aretino - Le carte parlanti - a cura di Giuseppe Casalegno e Gabriella Giaccone, Sellerio editore, Palermo 1998. Tra parentesi riporto la pagina da cui ho tratto il brano.

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Le icone dei Tarocchi e dei Germmini

Le Carte parlanti è un'opera in forma di dialogo tra un fabbricante di carte, il Padovano, che aveva bottega a Firenze, e le Carte stesse. Il Padovano si chiede se ... tal sorta di carte non son carte (pag.51), se i Tarocchi e i Germini siano qualcosa di diverso dalle carte. Le Carte rispondono (pag. 52) siamo d'una buccia consimile. E ciò si prova quando altri ci disepera da i tarocchi per il giuoco della trappola... è però tutta una carne. Insomma, i Tarocchi sono un gioco di carte. Ma nei Tarocchi vi è qualcosa di ultraterreno. Perché ? chiede il cartaro. Va', dimandane il Cancro, il Sagittario, il Pesce, il Leo, la Libra, il Capricorno, il Gemini, il Tauro, il Virgine, l'Ariete, lo Scorpio e l'Acquario, che ne i germini e ne i tarocchi si son fatti ritrarre forse perché i cervelli di coloro che gli si rivolgono tra le dita becchin su del celi celorum. (pag. 53). Questa lista di segni zodiacali è di carte di Germini e non di Tarocchi.

Proseguono le Carte : Anche il Sole, anche la Luna, anche la Stella ci han voluto esser dipinte... (pag. 53). Queste tre carte sono tanto del mazzo dei Tarocchi che in quello dei Germini.

Chiede il Padovano : perché la Giustizia e l'Angelo si travaglian in simil tresca ? Giustizia e Angelo erano carte presenti in entrambi i mazzi. Le Carte rispondono : ... per onorare il grado istabilitoci dal fermamento, da l'universo e dal centro.(pag. 53) Dunque i Tarocchi hanno un loro posto definito dal firmamento e dall'universo e dall'inferno. Ancora : La Giustizia e l'Angelo che tu dici è locato tra noi (carte) con misterio grandissimo, imperoche quella (la Giustizia) dinota il come si dee fugir l'inganno... e questo (l'Angelo) significa la beatitudine che si acquista ne la sofferenza...

Il Mondo, che tu disegni in noi, testimonia la universalità de i giocatori e le qualità de le frenesie loro... Allegoriamente ci formi in seno Plutone e la magion di lui, però che egli strascina a casa maladetta qualunque manca a la Prudenzia, e la Temperanza e a la Fortezza che si figura ne le carte.  (pag. 60) Plutone sembra essere il Diavolo, la sua magione potrebbe essere la Torre o Saetta. La Prudenza è carta dei soli Germini, mentre la Fortezza e la Temperanza sono presenti in entrambi i mazzi.

Il Carro trionfale dinota la vittoria che si trae nei combattimenti del giuoco...... la Morte significa l'angoscia di chi si rimane in nulla giocando... il Matto è per la stoltizia di coloro che si disperano per ciò.(pag. 60)

Il Traditore inferisce gli assassinamenti dei messi in mezo... il Papa rappresenta la religione del giuoco.... La Papessa è per l'astuzia di quegli che deffraudano.... Lo Imperadore contiene le leggi che ci si appartengono e anco la dignità del grado in cui ognuno dee conservare se stesso (pag. 60)

La Ruota (della fortuna) raggirata da i moti de la fortuna è tra noi locata con un misterio veduto da molti e compreso da pochi e, baneché si tenga che ella predomini il tutto, in noi (carte) non ha ella ragione veruna... La Regina dinota il nostro essere signore de gli animi giocatrici.(pag. 61) Non è chiaro che carta sia la Regina. Sembrerebbe l'Imperatrice, ma altrove questa carta è chiamata Imperatrice.


... la fortuna, che partecipa di tutte le operazioni umane, non può costringerti a far nulla, che, se potesse farlo, non che patisse di stare sotto al Demonio e sotto a la Morte, gli parrebbe avanzarsi sopra il Mondo e sopra le Trombe (pag. 66). Il Mondo era la carta più alta dei Tarocchi, le Trombe la carta più alta dei Germini.

...la Imperatrice ne i Tarocchi ... non ci sta come ne i versi il vocabolo che fa la rima, ma per significanza de la imperiosità che hanno le carte altrui..... il Bagatella.. la ciurmeria del suo,... avertisce gli altri del non lasciar giocar di mano a chi ci mescola e alza a suo modo..... (pag. 69)

... l'Amore... cotesto traforello, cotesto furfantino, cotesto impiccatoio, è il solletico che commuove le volontà..... (pag.69)

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Il Papa è tra noi.

Paolo III e nipoti

Il papa è tra noi quando siamo Tarocco e Germini, giocava a Tarocchi e a Germini (pag. 178).  Presumo si trattasse del papa regnante nel 1543, Paolo III Farnese.

A pagina 179, le Carte così commentano : Domandate del perché noi (Carte) ci discostiamo ogni giorno di più da i Germini e da i Tarocchi, e vedrai ch’ella (la città di Firenze) ti dirà che imitiamo gli eserciti, i quali fanno pochissimo conto degli uomini d’arme, guerreggiando a la leggiera e a la pedona. Aretino ama la Primiera guerriera e meno i Tarocchi, di cui apprezza più le icone che il gioco. Firenze sembra dire che le carte imitano gli eserciti che non apprezzano gli uomini d’arme e guerreggiano con cavalleria leggera e fanti. La metafora non mi è chiara. Forse si riferisce alla vivacità e leggerezza dei giochi fatti col mazzo standard, mentre i Tarocchi erano un gioco e un mazzo pesanti. Aretino è stato buon profeta. Ai suoi tempi, il gioco di presa e taglio si era già trasferito nei Trionfetti e i Tarocchi diventeranno sempre più rari, fino a scomparire in gran parte d'Europa nella prima metà del Seicento.

Venezia nel XVI secolo

In Toscana, l'ultima menzione a me nota al gioco dei Tarocchi è del Lasca nel 1548 ca., mentre i Germini saranno ricordati spesso nella seconda metà del Cinquecento. Questo fa pensare che in Toscana nella seconda metà del Cinquecento i Germini abbiano rimpiazzato i Tarocchi. In questa ottica, la menzione aretiniana ai Germini oltre che ai Tarocchi potrebbe fare pensare che i due giochi nel 1543 convivessero. Però Aretino abitava da tempo a Venezia e frequentava anche Roma, dove si giocava a Tarocchi e non a Germini. Il Padovano, che aveva bottega a Firenze, fornì nel 1542 un mazzo di Tarocchi all’Aretino, indizio interessante ma non conclusivo per decidere con certezza se questo gioco fosse vivo anche a Firenze.

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Messo online il 6 ottobre 2011

Aggiornato il 6 ottobre 2011

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