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Girolamo Zorli

 

Trionfi a Bergamo nel 1428 ?

 

    Il testo di riferimento è la bella storia di Bergamo scritta dal padre cappuccino Celestino da Bergomo.  La sua Historia Quadripartita di Bergomo et suo territorio è stata pubblicata nel 1617. Tra le altre sue opere, ricordiamo una Vita, martirio morte e traslazione dei SS. Martiri Fermo e Rustico del 1606 il Breve ragguaglio  del tempi in cui vennero a Bergomo i Capuccini, pubblicato nel 1622.

    La Historia quadripartita inizia ai tempi del diluvio e si ferma al 1597. Divisa in quattro parti, di cui la prima di nostro interesse, è opera ben scritta, con ricchezza di fonti e bene ordinata cronologicamente.

    La prima parte si occupa della storia della città, raccontata cronologicamente in dodici libri.

    Il Libro Settimo si apre sul 1428. I fatti che enumera sono :

    Cap. I. Bergomo volontariamente si sottopone alla Repubblica Vinitiana.

    Viene raccontato come nell’aprile del 1428 vennero mandati da Bergamo ambasciatori a Venezia ad offrire la città alla Serenissima, che accettò di buon grado, e come il 6 maggio 1428, Girolamo Contarini entrò in Bergamo e ne prese pacificamente possesso, col titolo di Proveditore.

    Cap. II. Mutationi delli Consigli di Bergamo.

    A seguito del cambio di regime, vengono istituiti un consiglio maggiore di settantadue savi ed uno minore di quattrocento consiglieri.

    L. Bastiani, Francesco Foscari, doge (1423-57)

    Cap. III. Altri offici, che si distribuivano nella Città, & alcune honoranze, che si donavano.

    In questo capo, Celestino ci informa che le riforme istituzionali proseguirono nel mese di dicembre del 1428, con la definizione di nuove cariche : Difensori della communità, Sindaci, Giudici delle Vettovaglie e delle Strade, Giudici della Camera dei Pegni e del Territorio, i Difensori dei Miserabili e dei Carcerati, i Consoli della Giustitia, i Priori del Collegio dei Dottori, eccetera. Non si parla di Podestà.

    Cap. IV. Cagione potissima delle sciagure patite per l’adietro dalla Patria nostra.

    Lunga dissertazione sui mali derivati dal precedente dominio visconteo, dall’odio, dalla faziosità, dalla prevaricazione, mali precedenti all’avvento di Venezia. Celestino conclude dicendo : Per non ricadere più in tali mali tante volte patiti, con matura deliberatione (i bergamaschi) i loro Statuti rinovarono, i quali poi confermati dal serenissimo prencipe (il doge di Venezia Francesco Foscari), & da Signori Capi di Diece (alto organo di governo veneziano), si osservassero adesso...

    Cap. V. Alcuni Statuti della Città.

    Celestino enumera con orgoglio alcuni punti degli statuti cittadini, frutto del nuovo clima politico. Oggi lo chiameremmo un succinto codice penale, creato per spegnere i disordini e lo sconcerto sociale. I capi di questo statuto vertono prevalentemente su varie figure delittuose. Nell’ordine, sono :

    De' Bestemmiatori, Degli Assassini, Di chi minaccia alcuno, Dei testimoni falsi, Di chi rapisce donne, e suoi fautori, De i ladri, Dei Giuocatori, A chi non si deve prestare, Degli Uccellatori, Dell immascherarsi, De i Nodari del Collegio, Delle meretrici pubbliche, Delle Pompe delle Donne.

    Successivamente, il Cap. VI riprende il cammino cronologico, passando a parlare di altri avvenimenti del 1428, avvenimenti successivi alla rendizione di Bergamo a Venezia.

    pagina 320

    Ritorniamo agli Statuti, che Celestino inserisce tra gli avvenimenti di quell’anno, e alla voce Dei Giocatori, a pag. 320. Vi leggiamo : Se alcuno in casa, corte, horto, brolo, ò in alcuna altra parte della città, o del distretto di Bergomo, tenerà giuoco di sorte, & di ventura, come di Biselantia, di Regineta di Sozo, di Santio, di Oca, ò di qualsivoglia altra sorte di giuoco di fortuna, ò di carte, come à Terza, & Quarta, di Flusso, di Ronfa, di Crica, ò altra fonte di carte, eccetto i Trionfi, gli Scacchi, e'l Tavogliere; caschi in pena di cinquanta lire imper.

    La prima serie di giochi ricordata pare essere di giochi di dadi. La seconda serie è definita di giochi di carte. La terza e quarta, il flusso e la cricca sono ricordati da altri documenti italiani della seconda metà del Quattrocento. La Ronfa è ricordata da Caleffini nel 1475 come gioco portato da re Ferdinando I di Napoli (1424-1494, re di Napoli dal 1458). Questa informazione è confermata dal Berni nel 1525. La retrodatazione della Ronfa a gioco popolare già nel 1428 solleva qualche perplessità.

    Come giochi ammessi, sono ricordati i Trionfi, cioè i tarocchi, assieme agli scacchi e al backgammon. Non sorprende la presenza degli scacchi e dei giochi di tavoliere del genere dell’odierno backgammon, giochi conosciuti da secoli. Sorprende invece l’inserimento dei trionfi, la cui prima documentazione conosciuta è della corte ferrarese nel 1442. A Bergamo nel 1428 erano già così popolari da rientrare espressamente in una lista di giochi permessi ?

    Verrocchio - Bartolomeo Colleoni

    Ancora Celestino, poche righe dopo, scrive :

    Nessuno ardisca ne presuma di giuocare all'Azzaro, ne alcuno dei predetti giuochi di giorno nella Città, ò nel distretti di Bergomo sotto pena di dodici lire, di notte si raddoppij la pena. E s'intendano giuocare se saranno ritrovati haver davantii o vicino il desco i dadi, le carte, ò altro apparecchiamento per giuocare salvo che non siano compresi nel presente capitolo quelli, che giuocano alli Trionfi; allo Sbaraglino, & à gli scacchi; fino à cinque lire imper. in un giorno. Et in ciascuno de' predetti possa l'illustriss. Sig. Podestà, & i suoi Giudici procedere....

    Troviamo ribadita la notizia : divieto dei giochi di carte e di dadi, non i giochi di tavoliere come lo sbaraglino, né gli scacchi, né i trionfi. Traccia intrigante. Ancora oggi la famiglia bergamasca dei Colleoni conserva pezzi d’un mazzo primigenio di tarocchi di corte.

    Noi nutriamo delle perplessità. E’ probabile che gli statuti fossero stati modificati con aggiunte e sottrazioni a seconda delle situazioni e delle novità. Ci sembra più credibile che Celestino abbia riportato un testo della fine del Quattrocento, che si basava sull’impianto dello Statuto del 1428, ma che aveva subito qualche “piccola” variazione, come l’inserimento tra i giochi ammessi del recentemente arrivato nobile gioco dei trionfi. Il riscontro è possibile solo andando direttamente alla fonte, agli Statuti di Bergamo, se ci sono giunti.

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