italianoenglish
 

Accademia del Tre

I documenti ferraresi del 1441-42

10 febbraio 1442

Ferrara non ha subito incendi e devastazioni. La documentazione estense ci è pervenuta pressochè integralmente. Il corpus documentale estense, pubblicato da Adriano Franceschini nel 1993, offre molti spunti.
1442, 10 febbraio, Ferrara. Nel Libro da Guardaroba della corte estense compare il famoso primo documento sui trionfi, riportato a sinistra: Maistro Iacomo depentore dito Sagramoro de avere adi 10 fiebraro per sue merzede de avere cho(lo)rido e depento.... 4 para de chartexele da trionffi, ... le quale ave lo nostro Signore per suo uxo...
ll signore, Leonello d’Este, si era insediato meno di due mesi prima. Il prezzo di cinque lire a mazzo era elevatissimo, ad indicare che i quattro sontuosi mazzi celebravano l’ascesa al trono del nuovo marchese di Ferrara.
Gli estensi da tempo giocavano a carte. Ortalli scrive che la corte estense si era attrezzata con un torchiolo nel 1438 per stamparsele in casa. Gli archivi estensi riportano vari acquisti e produzioni di mazzi di carte, ma i trionfi vi compaiono per la prima volta dal nulla nel 1442.

Bianca Visconti

L’unico indizio ferrarese precedente al febbraio del 1442 è il documento pubblicato da Adriano Franceschini in Artisti a Ferrara in eta humanistica e rinascimentale, Testimonianze archivistiche, vol. I, Dal 1341 al 1471, 1993, Corbo, Ferrara-Roma 1993 ed individuato nel 2003 da Ross S. Caldwell. Nel libro estense delle Provvigioni, alla data del Primo gennaio del 1441: ...a Magistro Iacopo de Sagramoro depintore per XIIII figure depinte in carta de bambaxo et mandate a Madama Bianca da Milano per fare festa la scira de la Circumcisione de l'anno presente...
La quindicenne Bianca Maria Visconti, figlia di Filippo Maria, ritratta a sinistra, era ospite a Ferrara da alcuni mesi, esattamente dal settembre del 1440. Bianca trascorse Capodanno a Ferrara giocando con le signorinelle estensi. Ercole d’Este aveva undici anni e Sigismondo dieci, facilmente i due ragazzini avevano giocato con le loro sorelle e con Bianca durante l’inverno 1440-1441. Sigismondo diventerà un giocatore di carte accanito e perdente. Ercole sarà un giocatore abituale.
Ma perchè i d'Este donarono a Bianca quattordici figure e non un intero mazzo? Le possibili risposte sono molteplici. Lothar Teikemeier sostiene che fossero carte da aggiungere al mazzo tradizionale, un nuovo seme di quattordici pezzi come gli altri quattro semi ordinari, un seme speciale, un seme da trionfi. Vi trova quindi una conferma all’ipotesi di un mazzo originario milanese a quattordici trionfi. Ipotesi intrigante, ma che presta il fianco a qualche perplessità.

Torna sù

Il documento Burdochi

Leonello d'Este

Il 28 luglio 1442, la corte di Ferrara paga Marchionne Burdochi, merciaio bolognese, per la fornitura di uno paro de carte da trionfi; ave Iacomo guerzo famelio per uxo de Messer Erchules e Sigismondo frateli de lo Signore. Il documento, pubblicato nella sua esattezza da Adriano Franceschini, si riferisce ad un mazzo relativamente a buon mercato da cinque soldi soltanto, conservato dal servitore guercio di nome Giacomo, a disposizione dei due ragazzi. Era sicuramente un mazzo da gioco. A sinistra, Leonello d'Este, marchese di Ferrara dal 1441 al 1450, ritratto da Pisanello.
Burdochi in quell’anno compare più volte nel libro delle provvigioni in relazione a Giacomo Sagramoro, che sarà il miniatore favorito di carte di corte fino al 1456.
Il documento Burdochi ci dà importanti informazioni e spunti. Il primo è che nel 1442 si giocava a trionfi. Il secondo è che il mazzo era prodotto fuori dalle corti. A quella data, secondo Gherardo Ortalli,(Giovanni Cagnolo e don Messore: un laboratorio per fabbricare dei tarocchi alla corte di Borso d’Este, Ludica II, p. 163;) il gioco era consolidato e largamente diffuso. Dummett ipotizza, seguendo un percorso diverso da quello del documento Burdochi, l'arrivo dei trionfi nella ricca e popolosa Bologna nel 1435.
L'ipotesi riduttiva vede Burdochi far produrre dei trionfi per la prima volta nel 1442 su commissione estense. Anche se questo fosse il caso, non c’è mercante al mondo che non riproduca ed offra un articolo di moda negli ambienti più prestigiosi.

Traditore, 1490 ca.

Il terzo spunto è che Burdochi era della vicinissima Bologna, una popolosa ed intraprendente città-stato, la cui frequentatissima università aveva sviluppato un fiorente reticolo di locande e taverne. Vi era una ricca nobiltà, anch'essa clientela ideale per Burdochi ed i fabbricanti di carte, una nobiltà che successivamente sosterrà di avere addirittura inventato i tarocchi. L'intenso ambiente ludico bolognese è descritto in altro capitolo.
Tutte queste considerazioni fanno sospettare che i trionfi fossero già in uso a Bologna almeno dal 1442. A destra, il Traditore (Appeso) bolognese del XV secolo,
Nell'ipotesi più probabile che Burdochi, come sospetta anche Ortalli, avesse fornito un articolo già prodotto e commercializzato, la popolarizzazione del gioco dei tarocchi sarebbe retrodatata di qualche anno, diciamo almeno al 1430 come ipotizza per altre vie anche Dummett, e Bologna si candiderebbe a città dove il mazzo di trionfi si è sviluppato e stabilizzato in quello che oggi chiamiamo mazzo di tarocchi.

Torna sù

Dal 1442 al 1451

Giudizio, VdM

1443-1448: i registri ferraresi riportano sei ordinativi e pagamenti di carte a buon mercato, quindi da gioco, da Imperatori, ma non da trionfi. Se ne deduce che i trionfi ed il loro gioco in quegli anni non vennero frequentati. 
Nel 1445 Ercole e Sigismondo vennero allontanati da Ferrara per motivi dinastici, e mandati alla corte di Napoli, dove restarono fino al 1458. A sinistra, il Giudizio (VdM)
1450, 16 marzo. Dopo otto anni di silenzio sui trionfi, Ferrara ci dà finalmente un documento: Sagramoro... de depinzere a tute sue spexe para trea de charte da trionfi. Il prezzo elevato indica che si trattava di tre mazzi finemente miniati. Nove giorni dopo, il 25 marzo, Leonello visita Milano, in occasione della proclamazione a duca di Francesco Sforza. Questi tre mazzi ferraresi di trionfi del 1450 erano probabilmente celebrativi della ascesa al trono ducale di Francesco Sforza.

La corte di Borso d'Este

Borso d'Este

Dal 1453 alla corte di Borso d’Este, ritratto a sinistra, marchese e duca di Ferrara dal 1450 al 1471, avvenne un cambiamento improvviso e rilevante delle abitudini ludiche. Ortalli riporta che, l’1 febbraio 1454 , presso la corte estense venne istituito un centro di produzione di carte da gioco e di trionfi con due miniatori a tempo pieno, guidato da don Domenico detto Messore, un ecclesiastico. In dieci anni (1453-1463), Ferrara ci dà diciotto documenti, che certificano che il gioco dei trionfi era diventato frequentatissimo a corte.
Abbiamo visto che nel 1450 i trionfi bolognesi erano arrivati a Firenze. Con che mazzo nel 1453 gli estensi ripresero a giocare a trionfi? con quello milanese o con quello bolognese ?
La presenza di don Messore e dei suoi due miniatori indica che la creatività degli eruditi cortigiani ferraresi, tra cui il Boiardo, aveva lo strumento ideale per esprimersi in eventuali nuove varianti di mazzo. E’ stato dunque don Messore lo stabilizzatore del mazzo trionfi-tarocchi di settantotto carte?
L’improvviso interesse estense per i trionfi ci fa sospettare che, più che recuperare un gioco obsoleto, la brillante corte ferrarese si fosse entusiasmata per una novità, al punto da creare un centro di produzione proprio. Una novità che poteva essere stata ideata da qualche loro intellettuale creativo, o che poteva essere arrivata da qualche altra parte.

Vecchio, (BdE)
Carro (BdE

Il 21 luglio del 1457 a Ferrara, Maestro Girardo de Andrea da Vizenza dipintore de avere adi 21 de luglio ... de avere depinto para due de carte grande da trionfi, che sono carte 70 per zogo. Il prezzo era elevato. Il documento è stato pubblicato da Adriano Franceschini, assieme a molti altri sulla produzione ferrarese di trionfi e carte da gioco.
Il 25 luglio Galeazzo Maria Sforza arrivò in visita a Ferrara. I due sontuosi mazzi di settanta carte erano quindi mazzi trionfali, che celebravano il figlio del duca di Milano e della vecchia amica Bianca Maria Visconti.
I due mazzi celebrativi di settanta pezzi del 1457 fanno pensare che a Ferrara non conoscessero ancora il mazzo di settantotto carte, cioè coi ventidue trionfi classici. Settanta sono quattordici carte per cinque semi: il dato rafforza notevolmente l’ipotesi dei quattordici trionfi originari. L'indicazione di un mazzo ferrarese, seppur celebrativo e non da gioco, di settanta carte complica l’ipotesi d’un mazzo ed un gioco innovativo arrivato a Ferrara nel 1453 da qualche altra parte. La nostra impressione è che gli estensi avessero prodotto un mazzo di struttura milanese in onore dell’ospite, con trionfi scelti per l’occasione. La produzione specifica sembra confermata dal fatto che il loro contabile ha sentito curiosamente il bisogno di specificare, per la prima ed unica volta, il numero delle carte del mazzo, quasi fosse un’eccezione.
La puntuale ricerca di Franceschini documenta una notevole crescita dell’interesse estense ai tarocchi fino al 1460.
A destra, il Vecchio (o Eremita, o Tempo) ed il Carro del mazzo attribuito da Dummett a Borso d'Este.
Dal 1460 i documenti di trionfi miniati diminuiscono sensibilmente, per scomparire del tutto dai registri contabili ferraresi dopo il 1463. Ortalli si spiega l'improvviso crollo di produzione cortese rilevando che la corte era passata dalla qualità alla funzionalità. I costosi e deperibili mazzi dipinti a mano dovevano prima o poi venire rimpiazzati dai mazzi stampati e commercializzati.
La spiegazione di Ortalli è confermata dal quadro storico generale. La calcografia era stata inventata in Germania, pare intorno al 1430. Vasari la credette inventata a Firenze nel 1450, a riprova che in quell'anno era arrivata in Italia. La calcografia permetteva meccanizzazioni più estese della silografia, tecnica di stampa diffusa in quegli anni. Sembra probabile che dal 1463 alla corte di Ferrara, per i giochi quotidiani, ogni membro della famiglia e della corte si comperasse il mazzo di trionfi coi suoi soldi, senza scomodare il tesoriere ducale ed il pittore di corte.
La vittoria dei trionfi stampati alla corte di Ferrara dal 1463 è una ennesima indicazione della diffusione e della popolarità dei trionfi-tarocchi a quella data.

Torna sù

Mazzi ferraresi

Carro (d'Issy)

Frammenti di molti magnifici mazzi databili al periodo di Borso e di Ercole sono sparsi per l’Europa. La corte estense era uno degli ambienti più brillanti del Rinascimento europeo.  Era frequentata da intellettuali del calibro di  Matteo Maria Boiardo (1441-1494), autore tra l’altro di versi sui trionfi, e Ludovico Ariosto (1474-1533).  L’ambiente era colto, di gioco e di invenzione.  Una situazione ideale dove inventare giochi, commissionarli a don Messore e subito sperimentarli. Il contributo di Ferrara alla creazione dei tarocchi sembra importante.
Di tanto splendore ludico non restano mazzi abbastanza completi, ma piccoli gruppi di carte, sparse per l’Europa ed il mondo.
A destra, il Carro cosidetto d'Issy, carta singola.
Il mazzo di trionfi ferraresi si è diffuso probabilmente nei tarocchi veneziani. Tramite Venezia, il mazzo si propagò per qualche tempo per il Mediterraneo e l’Europa. Si spense presto la luce di Ferrara, abbandonata dalla casa d’Este nel 1599 per diventare una città tra le altre del regno della Chiesa. Poco dopo si spense anche la tradizione veneta del gioco dei Tarocchi.

Temperanza (BdE)

Mazzo di Borso d’Este o di Castello Ursino (per noi, BdE).
Restano quindici carte di mm. 180x90. Restano l’Eremita e il Carro, il Mondo, ed un quarto trionfo di identificazione incerta, riportata qui a destra. Si tratta di una giovane nuda sopra un cervo con una collana di corallo, che forse raffigura la Temperanza, riprodotta qui a destra e tratta dal sito dell'Associazione Le tarot. Questa figura iconograficamente inconsueta potrebbe suggerire che il mazzo non fosse ancora stabilizzato. Il Mondo è affine a quello dei trionfi bolognesi. Abbiamo anche il Due, il Sette e l’Otto di denari, Fante Asso e Dieci di coppe, il Sei ed il Nove di bastoni, Re, Sette e Otto di spade. Le spade sono curve ed intersecante.
L’impresa araldica estense sullo scudo del Re di Spade ci indica che il mazzo era stato fatto per un loro principe. L'impresa estense venne utilizzata in più occasioni dai signori di Ferrara, ma era stata concessa da Niccolò III d'Este anche ad Alessandro Sforza, amico degli Este e signore di Pesaro dal 1445. Il mazzo sembra tra i più antichi e collocabile nel periodo di grande produzione della corte di Borso, tra il 1454 ed il 1463.
Dummett preferisce attribuirlo a Borso d'Este.

Cavallo di spade (EdE)

Mazzo d’Ercole d’Este (per gli anglosassoni, Yale, per noi EdE).
Sedici carte di mm. 140x78, notevolmente più piccole dei mazzi milanesi. Si trovano nella Cary Collection a Yale, e sono visibili al link http://beinecke.library.yale.edu.
Vi troviamo Matto, Begatto, Papa, Temperanza, Stella, Luna, Sole, Mondo, Re Regina Cavallo di Spade (a sinistra), Regina Cavallo e Fante di Bastoni, Regina di Coppe e Re di Denari.
Le figure Bastoni e la Regina di Spade riportano lo stemma estense. Lo stemma sugli scudi del Re e del Cavallo di Spade è aragonese. Sembra ovvio riferire queste carte ad Ercole d’Este, che sposò Eleonora d’Aragona nel 1473.

Amore (Carlo VI)

Mazzo di Carlo VI (per noi CVI).
E' il più famoso e da molti considerato il più bello. Consiste di diciassette carte: Matto, Imperatore, Papa, Amore, Temperanza, Fortezza, Giustizia, Carro, Eremita, Impiccato, Morte, Torre, Luna, Sole, Mondo, Angelo. Le carte vennero limate, sembra che le dimensioni originali fossero di mm. 185x95. Si trova alla Biblioteca Nazionale di Parigi.
Ereditato da Luigi XIV di Francia, il mazzo venne nel XIX secolo attribuito al pittore francese Gringonneur che le avrebbe dipinte nel 1392 per Carlo VI. Oggi sono tutti d’accordo nel ritenerlo ferrarese e di datazione incerta, per cui si continua a chiamarlo di Carlo VI. Il trionfo d'Amore (a sinistra) con un giovane che bacia una ragazza tra la folla, ricorda l’affresco del mese d’aprile del palazzo Schifanoia, eseguito intorno al 1470.
La tendenza dominante degli studiosi è di collocarlo dopo quella data. L'unico trionfo della Torre miniato a mano e giunto a noi è di questo mazzo. Può essere visto nel paragrafo sottostante "I trionfi tagliano". Assieme al Mondo, la Torre presenta affinità con il disegno dei trionfi bolognesi. Una grafia quattrocentesca ha successivamente apposto numeri progressivi sui trionfi, in un ordine che assomiglia a quello bolognese.

Fante di bastoni (Rots)

Collezione Rothschid al Louvre. Consiste di due gruppi di carte. Sette figure, della misura di mm. 187-189x 88-89 circa, conservate al Louvre. Sono le quattro figure di Bastoni, il Re e Fante di Denari e la Regina di Spade. A queste sette carte viene aggiunto il Cavallo di Spade che si trova al museo Civico di Bassano del Grappa.
A destra, il Fante di Bastoni.
Nel secondo gruppo abbiamo le seguenti ventitre carte numerali: dal Due al Sette ed il Dieci di Coppe, dal Tre al Dieci di Bastoni, il Due e dal Cinque al Nove di Coppe, il Sei di Denari. Misurano mm.170-175x91-93. Le diverse dimensioni e bordature escludono che i due gruppi appartengano allo stesso mazzo. Dummett aggiunge a questo secondo gruppo quattro carte (Asso di Spade, Due di Bastoni, Quattro di Coppe e Quattro di Denari conservate al Museo Correr di Venezia. Mancando i trionfi, è possibile che queste care provengano da un mazzo normale.

Torna sù

Messo online il 7 dicembre 2008 - Aggiornato l'1 ottobre 2011

Torna al menù

vai alla Storia dei giochi

vai in Biblioteca

vai all'Enciclopedia

Tutti i diritti Riservati - CP 123,  48012 Bagnacavallo - info@tretre.it
Cookie Policy

Powered by   InteRa srl