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Accademia del Tre

I due mazzi viscontei

La Fede, VdM

Nel 1447 un incendio ha distrutto i documenti della corte milanese. Il castel di Giovio, residenza di Filippo Maria, venne saccheggiato ed abbattuto durante la guerra civile (1447-1450) che seguì alla morte del duca.
Dei trionfi celebrativi di Filippo Maria restano solo i resti dei sontuosi mazzi Visconti di Modrone e Brambilla, databili tra il 1442 ed il 1447. Sono la  prova inconfutabile dell'esistenza del mazzo, ma la loro frammentarietà e talvolta la loro difformità dal modello di mazzo da gioco che si formerà successivamente impediscono l'acquisizione di ulteriori informazioni. Una corte ed i suoi artisti potevano decidere di celebrare un qualsiasi avvenimento inserendo certe metafore piuttosto che altre.

Il mazzo Visconti di Modrone

Il mazzo detto Visconti di Modrone, che chiameremo VdM, (per gli anglosassoni Cary Yale) sembra essere il più antico. Le carte che qui mostriamo sono pubblicate nel sito della Beinecke Library di Yale <http://www.library.yale.edu/beinecke/ - external-link-new-window>> e sono cliccabili per ingrandirle.
Restano sessantasette carte, di mm.190x90, di cui undici Trionfi e diciassette figure. I semi erano di dieci cartine e sei figure di corte. Le sei figure, oltre alle quattro tradizionali, comprendevano una Cavallerizza (quella di coppe è riportata più sotto a sinistra) e una Fantina. Gli undici trionfi pervenutici sono: Mondo, Angelo, Morte, Carro, Carità, Speranza, Fede (qui a sinistra), Fortezza, Amore Imperatore, Imperatrice. Le tre virtù teologali (Fede Speranza Carità), non sono presenti nei mazzi successivi. E’ evidente che questo mazzo trionfale non era affatto organizzato nella struttura divenuta poi canonica, nè nelle figure delle carte numerali, nè nei trionfi.

Fiorino di Filippo Maria

Le denari sono rappresentate da fiorini di Filippo Maria (vedi particolare a destra), coniati fino al 1447, data entro la quale il mazzo è stato quasi sicuramente miniato.
I segni araldici sono Visconti nelle Coppe e nelle Denari, Sforza nelle Bastoni e nelle Spade. L'alliance tra i Visconti e gli Sforza sembra dunque già avvenuta, con il matrimonio tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza nell’ottobre del 1441.
Il mazzo VdM è quindi databile con buona certezza tra il 1441 ed il 1447, anno della morte di Filippo Maria.

Cavallerizza di coppe, VdM

Il VdM è tradizionalmente attribuito a Bonifacio Bembo, pittore nato nel 1420 e deceduto intorno al 1480. La prima opera documentata del Bembo è del 1442. Recenti analisi iconografiche avrebbero posto la candidatura di Francesco Zavattari, attivo tra il 1417 ed il 1453. La tendenza più recente è quindi verso la paternità dello Zavattari.
Tutti i trionfi e le figure hanno uno sfondo in oro, mentre le cartine hanno sfondo argentato. Un accenno al nome di “Marziano” sembra fosse rimasto sulla Fede, ma la carta è  oggi illeggibile.
Nel seme di bastoni, le carte numerali hanno frecce invece di clave, mentre le figure portano mazze levigate. Le spade sono lunghe e diritte. Nelle cartine, spade e bastoni si intersecano.

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Dieci di Coppe
Sette di Denari
Nove di Bastoni
Otto di Spade

I Trionfi del mazzo Visconti di Modrone

Dummett constata che vi è una sola virtù cardinale, la Fortezza. Ipotizza che nel VdM vi dovessero essere tutte e quattro le virtù, anche la Giustizia e la Temperanza, poi entrate nel mazzo standard, e la Prudenza, misteriosamente assente dal mazzo dei tarocchi. I fautori della teoria dei quattordici trionfi originari, di cui parleremo più avanti,  sospettano che il VdM avesse proprio quattordici trionfi: gli undici pervenutici  e le tre virtù cardinali mancanti. I trionfi VdM originariamente potevano essere quattordici, o sedici quante le carte dei semi ordinari, o più.

Amore, VdM

Il trionfo d’Amore è riportato qui a sinistra, cliccabile per ingrandimento, dal sito della Beinecke Library dell'Università di Yale. Una coppia si dà convegno sotto il biscione dei Visconti e la croce bianca in campo rosso dei Savoia. Questo ha fatto ritenere che il mazzo fosse stato commissionato in occasione del matrimonio tra Filippo Maria e Maria Allobroga di Savoia nel 1428. Teoria dismessa dalla presenza pervasiva di emblemi di Francesco Sforza, che nulla avevano a che vedere  con quel matrimonio del 1428, anno in cui il condottiero era in disgrazia.
Dummett e altri ipotizzano che il mazzo sia stato miniato in occasione del matrimonio del 1441 di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Ma se è così, che cosa significa lo stemma dei Savoia riportato soltanto nel Trionfo d’Amore? Dummett, Ugo Rozzo ed altri cercano di superare l’ostacolo osservando che i gonfaloni di Pavia e di altre città del ducato di Milano avevano la croce bianca in campo rosso.
Il gonfalone d’una città del ducato non ha senso nella carta d’Amore accanto allo stemma del duca. Abbiamo la sensazione che la carta d’Amore non rappresenti niente altro di quello che rappresenta, cioè la coppia regnante, Filippo Maria e Maria Allobroga. Il mazzo, diviso a metà tra Visconti e Sforza, poteva essere un regalo di Francesco ai suoceri o di Filippo Maria al genero Francesco per una qualsiasi ricorrenza.

Imperatore, VdM

La carta dell’Imperatore, riportata allargabile a sinistra, ritrae Sigismondo del Lussemburgo (1433-37). Ai suoi piedi un uomo col motto visconteo a bon droyt  gli offre una corona ducale, in allusione alla nomina imperiale di Filippo Maria a duca di Milano. E' questa un'altra prova che il mazzo era stato concepito per Filippo Maria.
Il miniatore indiziato da Ugo Rozzo e da Giuliana Algeri è Francesco Zavattari, che portò a termine affreschi di stile simile a Monza dal 1440 al 1444, anni coincidenti con quelli della probabile creazione del mazzo. La tradizionale attribuzione dell'opera a Bonifacio Bembo, che iniziò a lavorare nel 1442, è meno probabile: sembra difficile che gli fosse affidato un lavoro di questa importanza quando era un giovane alle prime armi.
Nel 1947 il mazzo è stato ceduto dai Visconti di Modrone alla famiglia Cary, che l’ha ceduta alla Beinecke Library della Yale University di New Haven (USA), dove si trova.

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Il mazzo Brambilla

Fante di bastoni, BR

Il mazzo Brambilla, che abbrevieremo in BR, è conservato nella Galleria di Brera a Milano.  A destra, il Fante di bastoni.
Ne rimangono quarantotto carte, di mm. 180x90, di cui due trionfi, l’Imperatore e la Ruota della Fortuna. La Ruota è assente dal mazzo VdM pervenutoci. Come nel mazzo VdM, i trionfi e le figure hanno lo sfondo d'oro mentre le carte non figurate del mazzo hanno lo sfondo argentato.
Le Bastoni delle figure sono frecce. Le Spade sono ricurve all’italiana (vedi il Due di Spade a destra). Le cartine di questi due semi si intersecano. Le Denari sono fiorini di Filippo Maria e compaiono allusioni araldiche riconducibili ai Visconti e non agli Sforza. Quindi anche questo mazzo pare essere stato miniato entro il 1447.
Gli studiosi d’arte tendono a datarne la fattura a qualche anno dopo il mazzo VdM. Non è escluso che sia precedente al VdM.
La mano dell’artista potrebbe essere stato quella di Francesco Zavattari o del più giovane Bonifacio Bembo.

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Messo online il 10 dicembre 2008 - Aggiornato l'1 ottobre 2011

da Girolamo Zorli

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