italianoenglish
 

Accademia del Tre

Popolarità e normalizzazione

Regina di spade, Vecchio, Giustizia, Angelo

Gli indizi in nostro possesso fanno ritenere che il gioco dei trionfi fosse praticato fuori dalle corti prima del 1440. Siamo all’oscuro di come fosse il primo mazzo di trionfi e soprattutto dove e come si sia evoluto in quello dei ventidue trionfi canonici, descritto nel Sermo de Ludo e riprodotto quasi per intero nel mazzo VS. Il mazzo VS è generalmente datato al più tardi al 1466. Possiamo provare a congetturare il viaggio dei tarocchi dall'invenzione del taglio al Sermo de ludo delle taverne, rifacendoci all’esperienza dello sviluppo dei giochi di carte. A sinistra, foglio non tagliato cosiddetto Dick, di iconografia ferrarese, della fine del XV secolo.

Nel Cinquecento il gioco dei tarocchi divenne popolarissimo e si sparse per tutta l’Europa continentale. Le rime ed i sonetti lo accompagnarono per secoli, le sue metafore entrarono nel lessico popolare. Localmente si svilupparono varianti di mazzo, che mantennero tutte l'ordine riconoscibile di ventidue trionfi standard.

L’estro e l’invenzione di giochi e mazzi delle corti acculturate erano accettati nei circoli ristretti interni, non nelle taverne. Per i giocatori, il mazzo è lo strumento del gioco, deve essere familiare e non deve dare incertezze di lettura delle carte. Le stamperie tendono a riprodurre quante più volte possibile lo stesso mazzo, utilizzando le stesse incisioni. Il successo commerciale porta inevitabilmente alla ripetizione del mazzo e delle icone. La ripetizione crea una tradizione iconografica locale, cui le produzioni successive si adeguano con approvazione dei giocatori.

Delle tre tradizioni iconografiche, la milanese del mazzo VS, viva per tutto il XVI secolo, si è estinta con il declino della città. Il mazzo VS è il padre del mazzo di Marsiglia, che grazie alla cartomanzia diventerà dalla fine del Settecento il mazzo classico e universale dei tarocchi. La tradizione ferrarese, forse trasmessa a Venezia e all'Europa centro-orientale, scompare dal suo luogo di origine con la caduta di Ferrara nelle mani del papa nel 1598.

La tradizione bolognese del gioco dei tarocchi è ancora viva ed è ritenuta da Dummett la madre dei mazzi di Germini e Minchiate fiorentine, oltre che dei mazzi locali di tarocchi sparsi nel Cinquecento per tutta la dorsale appenninica, fino in Sicilia. La forza della tradizione felsinea era certamente dovuta alla capacità produttiva e distributiva di quella città, documentata fin dalla seconda metà del Quattrocento. La sua iconografia primigenia ed il suo ordine tipico dei trionfi provano che il mazzo ed il gioco avevano ottenuto a Bologna un successo popolare tanto anticipato da stabilizzarsi rapidamente e venire trasmessi altrove come consolidati.

Saetta, CVI
Torre, BO,1490 ca

Oltre all'accelerazione del taglio ottenuta con la riduzione del mazzo, nel gioco quattrocentesco emiliano arrivarono varianti di gioco successivamente documentate tra Bologna e Ferrara. Le accuse premiate in denaro, dette honori. La dinamica iniziale dell'invito, che consisteva in puntate fatte nel corso della distribuzione per costituire il piatto o montepremi della smazzata. Altri giochi, ricordati nel XV secolo, portarono nei giochi di tarocchi ferrarese e bolognese l'idea di premiare combinazioni di carte: la Ronfa o Sequenza, le Pariglie o Cricche. Forse una o più di queste varianti di gioco vennero inserite nella seconda metà del Quattrocento assieme alla riduzione del mazzo. Ne uscì un gioco vivacissimo, con scommesse e scale di punteggio articolate. I bolognesi da sempre rivendicano l'invenzione della loro variante detta tarocchino. I ferraresi avevano la creatività d'una corte sofisticata. Possiamo solo presumere che le varianti di gioco man mano ideate in una città, arrivassero all'altra in poche ore di viaggio a cavallo.


Raccogliendo le fila degli indizi sparsi, concordo con gli studiosi più insigni nel valutare l'arrivo dei trionfi da Milano a Bologna intorno al 1430. Nel 1440 Bologna produceva, con le sue cartiere e con le sue aggiornate stamperie, quel magico mazzo per la sua opulenta nobiltà industriale e terriera e soprattutto per i suoi studenti nelle sue taverne. La forza riproduttiva e distributiva bolognese portò i trionfi a Firenze intorno al 1440. La corte di Milano trasmise nel 1442 i trionfi anche agli Estensi, che non lo praticarono, ma ne comperarono un mazzo da gioco bello e pronto a Bologna.
Dopo la morte di Leonello d'Este che non giocava a trionfi e l'ascesa di Borso, nel 1453 gli Estensi produssero per più di dieci anni grandi quantità di mazzi di tarocchi, i cui numerosi pezzi pervenutici sono tutti trionfi del mazzo classico. Due domande. Come mai tornarono con tanto entusiasmo a un gioco abbandonato ? forse ricevettero un gioco e probabilmente un mazzo rinnovati da Bologna ? come mai tutti i trionfi ferraresi pervenutici sono classici ? si era già normalizzato il mazzo ? Mi sembra verosimile che i bolognesi avessero standardizzato il numero dei trionfi, raccogliendoli da vari mazzi milanesi ed unificandoli in un mazzo ed una iconografia propria. La corte estense diede un nuovo impulso al mazzo bolognese, creando a sua volta una propria iconografia. Probabilmente i ferraresi individuarono nuove dinamiche e varianti di gioco. L'evidente interazione tra la creatività cortese estense e la forza ludica e produttiva di Bologna mi sembra comunque avere perfezionato il mazzo e sicuramente arricchì il gioco.
Nel 1463 il mazzo definitivo dei trionfi-tarocchi era già costituito da tempo, le stamperie erano all'opera e lo producevano in serie per il consumo prevalentemente emiliano. L'Italia, Milano compresa, si adeguò al modello emiliano. Nel 1477 Bologna produceva massicciamente ed esportava il mazzo di tarocchi standard per tutta la Penisola, mentre i suoi studenti portavano Oltr'Alpe il suo brillante gioco di presa e taglio.

Torna sù

L'origine dei trionfi

Bagatella
Administrator

Commento di Girolamo Zorli.

Il gioco del taglio con le briscole è un'invenzione europea che si è sviluppata nei primissimi anni del Quattrocento. In Italia settentrionale, le briscole si materializzarono in carte superiori aggiunte ad un mazzo ordinario. Il Mazzo degli Dèi di Marziano da Tortona, del 1420 circa, aveva sedici carte superiori aggiuntive, che sembrano briscole. Il gioco degli Imperatori, caro a Niccolò III e Parisina d'Este, nel 1430 potrebbe avere avuto otto briscole aggiunte.

I tarocchi sono il perfezionamento dell’idea del taglio mediante carte aggiuntive. E' ottenuto con ventidue briscole, i trionfi. Probabilmente queste briscole non sono nate in ventidue e quelle ventidue. Ci si chiede perché ventidue, o meglio, ventuno più il Matto. Visto che i quattro semi ordinari sono composti di quattordici carte ciascuno, ci si chiede perché il quinto seme di briscola non dovesse essere anch'esso di quattordici trionfi. Forse è esistito anche un mazzo con quattordici trionfi. Potrebbe essere stato quello prodotto a Ferrara nel 1457 di settanta pezzi : settanta evoca un 14x5, quattordici carte per cinque semi. Tra mazzi celebrativi e da gioco, tra mazzi di questa e di quella corte, tra mazzi di salotto e di taverna di questa e quella città, tra mazzi di una variante di gioco e di un'altra, probabilmente esistettero o si sono sviluppate vari mazzi con quinto seme di briscola. Tra i vari mazzi vinse quello con un numero di briscole pari a una volta e mezzo quattordici più il Matto, cioè un 14x4+21+1. Sembra che lo sviluppo dei trionfi abbia preso le mosse da mazzi con poche briscole, forse le otto evocate dall'ordine del 1431 dell'infelice Parisina e dalla fornitura ferrarese del 1441 a Bianca Visconti. Ma poi la bellezza della novità potrebbe avere stimolato la creazione di mazzi con sempre più briscole. Un numero maggiore di briscole permette più tagli. Difatti a Firenze si stabilirà una versione dei Tarocchi, i Germini, di cinquantasei pezzi ordinari, un 14x4, con ben quaranta briscole aggiuntive ! Praticamente, i fiorentini unirono due mazzi di due livelli differenti, un mazzo ordinario e uno straordinario. Nella val Padana la ricerca del magico taglio si è fermata a ventuno più uno per accelerare con la riduzione del mazzo, ma senza toccare i tarocchi. Ma come e quando il mazzo di tarocchi si è normalizzato nel 14x4+21+1 ?

Trucio

Un'altra domanda intrigante è provocata dalla bizzarria delle icone dei trionfi. Gli studiosi si affaticano a cercare di individuare l'origine di quei Matti, Bagatti, Torri, Carri, Ruote della Fortuna, Papesse, Eremiti, eccetera. Ci si chiede perché quelle curiose ventidue icone senza riscontro. Nella prima metà del Quattrocento, si era nel periodo cosiddetto dell’Umanesimo, e gli intellettuali coltivavano e sfoggiavano cultura classica. Difatti sappiamo che Marziano da Tortona rappresentò le magiche briscole con divinità grecoromane, divinità presenti anche nei tarocchi di Mantegna e di Sola-Busca, o da eroi classici come nel mazzo Sola-Busca. Invece, scorrendo le ventidue icone del mazzo dei tarocchi, non si può non percepire che sono prodotti di una cultura e di una visione del mondo popolari. L’origine popolare della scala dei trionfi è spiegata bene dall’intellettuale Alberto Lollio, nella sua Invettiva contra il giuoco del Tarocco del 1550, dove ci parla scherzosamente (vv. 205-220) dell’ipotetico inventore dei tarocchi  :

E i mostrò ben d'haver poca facenda,
Et esser certo un bel Cacapensieri
Colui, che fù inventor di simil baia:
Creder si dè, ch'ei fosse un dipintore
Ignobil, scioperato, et senza soldi,
Che per buscarsi il pan, si mise à fare
Cotali filostroccole da putti.
Che vuol dir altro il Bagatella, e'l Matto,
Se non ch'ei fusse un ciurmatore, e un barro?
Che significan altro la Papessa,
Il Carro, il Traditor, la Ruota, il Gobbo:
Là Fortezza, la Stella, il Sol, la Luna,
E la Morte, e l'Inferno: e tutto’l resto
Di questa bizarria girandolesca,
Senon che questi havea il capo sventato,
Pien di fumo, pancucchi, et fanfaluche?

Camambert

La scala dei trionfi è descritta coma una filastrocca per bambini, una bizzarria girandolesca, e il suo inventore è immaginato come uno sventato imbianchino morto di fame, un cialtrone con la testa piena di fumo, di pancucchi e fanfalucche. Dietro lo scherzo c'è un'osservazione che non deve sfuggire : i trionfi hanno poco a che vedere con la moda intellettuale del tempo, con la gravità dei letterati e della cultura classica.

Nella nostra ricerca dello sventato ideatore e dei suoi pancucchi, non ci aiutano i resti dei mazzi viscontei (1441-1447 ca.) : sono infatti di grandi dimensioni, pesanti, finemente miniati, costosissimi. Non erano destinati al tavolo da gioco, ma alla celebrazione e alla conservazione. I mazzi celebrativi ideati da intellettuali e artisti potevano contenere qualsiasi motivo specifico d'occasione o di capriccio dell'autore. Però in quei due resti di mazzi troviamo nove trionfi divenuti poi classici, otto nel mazzo Visconti di Modrone e uno nel mazzo Brambilla : il Mondo, l'Angelo, la Morte, il Carro, la Fortezza, l'Amore, l'Imperatore, l'Imperatrice e la Ruota.

Lostregonedeltre
Sanmartino

La brillante corte estense di gran giocatori era attrezzata fin dal 1438 con un torchiolo per prodursi in casa mazzi di carte da gioco. Nel 1442 Leonello d’Este, appena asceso al trono di Ferrara, commissionò ai suoi miniatori quattro mazzi celebrativi dell'insediamento e comperò nella confinante Bologna un altro mazzo per far giocare i giovanissimi Ercole e Sigismondo d'Este. Leonello però non giocava a trionfi, giocava a Imperatori. Ercole e Sigismondo furono presto mandati alla corte di Napoli e lì rimasero per decenni. Leonello commissionò altri mazzi sontuosi di trionfi un’altra sola volta, nel 1450, pochi mesi prima di morire, mazzi celebrativi dell’ascesa al trono milanese dell’amico Francesco Sforza.

Per vedere i ferraresi giocare a trionfi, bisogna attendere il successore di Leonello, il marchese poi duca di Ferrara Borso d’Este. Nel 1453 il nuovo signore destinò due miniatori e un product manager, il colto don Messore, alla produzione a tempo pieno di mazzi da gioco. Tra il 1453 e il 1463, il centro produttivo della corte ferrarese produsse spessissimo mazzi di trionfi. Mi chiedo come mai la corte si fosse appassionata ai trionfi, gioco peraltro già conosciuto. Forse gli estensi si infiammarono per un nuovo gioco con varianti nuove, o forse più semplicemente Borso aveva gusti di gioco diversi da Leonello.

Sorprende che tutte le centinaia di pezzi ferraresi pervenuteci da quel periodo siano tutti di trionfi poi divenuti classici. L’unica eccezione è una carta conservata a Castel Ursino, che sembra essere una interpretazione della classica Temperanza. La costante omogeneità dei resti di mazzo ferraresi documentano che gli estensi non conoscevano altri trionfi, ma solo quelli che diventeranno classici. Quindi mi sembra probabile che il mazzo fosse fin dal 1453 già definito e standardizzato in 14x4+22.

Ninuzzo1000
Ieaaaa
NoFear

Il mazzo da gioco milanese, ripetuto nel successivo mazzo dei tarocchi di Marsiglia, è il cosiddetto Visconti Sforza, o VS. Il mazzo VS è generalmente datato al 1460, qualcuno propende per il 1470. Questo mazzo è un mazzo definitivo di tarocchi. Riporta icone ferraresi, a conferma delle interazioni ludiche tra le due corti. Il VS documenta l’avvenuta stabilizzazione del mazzo dei tarocchi, e costituisce un ulteriore indizio che la stabilizzazione fosse presente anche a Ferrara nel periodo di Borso d’Este.


L'acquisto estense d'un mazzo da gioco bolognese del 1442 fa ritenere a Gherardo Ortalli che i bolognesi conoscessero i trionfi e li producessero da prima di quella data. Michael Dummett per altre vie concorda, congetturando la data d'arrivo dei trionfi a Bologna nel 1435. Non sorprende che i trionfi bolognesi e ferraresi, prodotti e giocati a poche ore di cavallo gli uni dagli altri, siano apparentati. Quattro trionfi sono chiaramente gli stessi, alcune denominazioni sono uguali. Può sorprendere invece che alla distanza di quaranta chilometri abbiano prodotto diciotto icone diverse dello stesso gioco e dello stesso mazzo.

Il motivo della differenza tra i due mazzi sembra ambientale e sociale. I volgari trionfi bolognesi da taverna avevano il disegno semplificato per esigenze silografiche, erano mal stampati e frettolosamente colorati con l’aiuto di mascherine. Il product manager ferrarese, don Messore, ebbe invece il compito di produrre dei mazzi degni della brillante corte estense. Sembra più probabile che l'inventiva della corte di Ferrara abbia eventualmente modificato il mazzo popolare bolognese che non la scarsa fantasia degli stampatori bolognesi quello magnifico degli estensi.

Tutte queste considerazioni si uniscono alla documentata tradizione ludica ed alla forza manifatturiera e distributiva della Bologna quattrocentesca. Una terza considerazione va fatta : gli artisti inventano, ma i giocatori non amano strologare su nuove icone per giocare quella giusta. La normalizzazione richiede la popolarizzazione del mazzo e del gioco, con conseguente richiesta di ripetizione seriale delle stesse icone. La definizione quattrocentesca del mazzo dei tarocchi mi sembra essere avvenuta nella allora grande città felsinea prima del 1453, e che il mazzo e il gioco bolognese, normalizzato dalla sue stamperie e praticato nelle sue taverne universitarie, siano stati responsabili del tardivo entusiasmo estense.


L’ipotesi di normalizzazione bolognese del mazzo dei tarocchi non esclude che i trionfi o alcuni di essi fossero stati precedentemente ideati altrove. Non esclude che siano stati posizionati in vari mazzi cortesi celebrativi e da gioco. Resta la considerazione generale che la serie dei trionfi sembra essere decisamente popolare e non di scuola o di corte. Incombe la considerazione che la normalizzazione richiede la diffusione popolare e la conseguente produzione e distribuzione seriale. Un centro ludico e attrezzato di mezzi di produzione e di stampa popolare come Bologna si presta più delle corti ad essere stato il luogo dove il mazzo dei tarocchi si è normalizzato prima del 1453.

Torna sù

Messo online il 18 dicembre 2008 - Aggiornato l'1 ottobre 2011

Torna al menù

vai alla Storia dei giochi

vai in Biblioteca

vai all'Enciclopedia

Tutti i diritti Riservati - CP 123,  48012 Bagnacavallo - info@tretre.it
Cookie Policy

Powered by   InteRa srl