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Accademia del Tre

Marziano da Tortona e il mazzo degli Dèi

Pier Candido Decembrio (1392-1477), uomo di corte e diplomatico, ci ha lasciato una biografia, la  Vita di Filippo Maria Visconti, duca di Milano dal 1412 al 1447. L'opera, la cui copertina è riportata a destra, ci informa di come talvolta Filippo Maria e la sua corte inventassero nuovi giochi e mazzi. In un anno tra il 1415 ed il 1420, il duca commissionò a Marziano da Tortona un mazzo di nuova concezione.
Marziano Rampini di S. Aloisio detto da Tortona era un ecclesiastico erudito cultore dei classici e dell’astrologia, in tempi in cui l’astronomia e l’astrologia erano la stessa cosa. Precettore di Filippo Maria, ne divenne il fidato segretario e consigliere. Creò il nuovo mazzo secondo i gusti del principe. Gusti che, vista l’intimità dei due uomini, dovevano essere anche i suoi.

Marziano commissionò il lavoro a Michelino da Besozzo. A sinistra le nozze mistiche di Santa Caterina del pittore lombardo, 1420 circa. L'erudito scrisse un saggio di accompagnamento, la prima opera conosciuta di manuale di mazzo. Vi troviamo spiegazioni dettagliatissime sulle icone, sul loro significato e sulla posizione dei vari simboli. Il mazzo è andato perduto. Il manuale si trova oggi alla Bibliothèque Nationale di Parigi.

In questo mazzo, le carte numerali erano divise in quattro semi: aquile, falconi (o fenici), colombe e tortore. Ogni seme era capeggiato da quattro carte superiori allo stesso Re, rappresentanti divinità classiche. Le aquile erano capeggiate da quattro virtù: Giove, Apollo, Mercurio, Ercole. I falconi (o fenici) da quattro ricchezze: Giunone, Nettuno, Marte, Eolo. Le tortore da quattro castità: Diana, Vesta, Pallade, Dafne. Le colombe da quattro piaceri: Venere, Bacco, Cerere, Cupido. Era un mazzo allegorico. Marziano sentì la necessità di spiegarlo. Il costo esorbitante, e forse esagerato, riportato dal Decembrio di 150.000 fiorini, fa ritenere che non fosse un mazzo da gioco, ma una serie organizzata di miniature dal contenuto filosofico e morale. Nel manualetto esplicativo Marziano non accenna al gioco. Era insomma un mazzo didascalico e metaforico.

L'origine e lo sviluppo.

Filippo Maria Visconti

L’idea del mazzo trionfale di Marziano, la passione del duca per i giochi di carte, sommati ad altri significativi indizi ambientali, indicano con decisione la corte viscontea come responsabile della nascita del mazzo dei trionfi. A destra, Filippo Maria Visconti.

Le charte da trionfi vennero pensate come variante di mazzo da gioco, variante che esplicava l'allora nuova e rivoluzionaria dinamica del taglio. Una dinamica  di gioco materializzata dall'inserimento d'un seme apposito di sole briscole. Un seme inventato, le cui figure evocavano la sua superiorità e la sua appartenenza ad un mondo diverso da quello dei semi ordinari. La forza evocativa delle figure dei trionfi ne garantirà la sopravvivenza e l'utilizzo anche oltre il gioco, e la sua diffusione in tutto il mondo.

Come spesso è avvenuto ed ancora avviene coi mazzi di carte da gioco, anche quello dei trionfi venne spesso miniato a fini celebrativi e didascalici in occasione di ricorrenze, matrimoni, insediamenti del signore, visite importanti, per essere conservati a libro.

Intorno al 1441 i Visconti lo fecero conoscere agli Estensi di Ferrara, che subito lo utilizzarono sia come mazzo celebrativo che come mazzo da gioco. La corte emiliana nel febbraio del 1442 ne fece miniare alcuni sontuosi, probabilmente per celebrare l'ascesa al trono di Leonello. Riportiamo qui il famoso documento, il più antico conosciuto sui trionfi. Clicca per allargarlo.

Nel luglio di quello stesso anno 1442, i ferraresi ne comperarono nella vicina Bologna un mazzo. Un mazzo a buon mercato, esplicitamente destinato a fare giocare Sigismondo e Ercole d'Este, allora ragazzini.

Francesco Sforza, genero e successore di Filippo Maria Visconti, giocava correntemente a trionfi nel 1450 con mazzi acquistati sul mercato.

Dei trionfi presumibilmente originari milanesi ci sono giunti resti più o meno consistenti di due mazzi celebrativi e non da gioco, di cui parliamo più sotto. I mazzi celebrativi possono essere composti con figure e icone adeguate all'occasione specifica. Difatti vedremo che questi mazzi sono certamente mazzi di trionfi, ma con differenze in numero di pezzi e di struttura dei semi dal mazzo da gioco diventato poi classico. I mazzi da gioco invece devono essere definiti, con un numero convenzionale di pezzi, di cartine, di figure e di briscole. Purtroppo, come sempre, i mazzi da gioco una volta deteriorati venivano buttati.

Tarocchi a Corte, 1450 ca.
Antonio Marcello

Alla morte di Filippo Maria (1447), seguì un triennio difficile, in cui Milano fu colpita da disordini, saccheggi e distruzioni. Il bel mazzo miniato da Michelino di Besozzo venne comprato da un capitano veneziano, tale Jacopo Antonio Marcello (ritratto a destra), che nel 1449 ne fece dono a Isabella di Lorena, moglie di Renato d’Angiò. Nella lettera di accompagnamento, Marcello definisce il mazzo novum quoddam et exquisitum triumphorum genus. Era un mazzo trionfale.

Il Mazzo degli Dèi sembra l’antiporta dei tarocchi per vari motivi. Il primo è la presenza di figure allegoriche, come nei successivi trionfi. Il secondo è che tali figure sono preposte alle carte ordinarie, presentendo l’idea del taglio. Il terzo è l'utilizzo a fini celebrativi e didascalici, che sembra ripetersi coi trionfi.

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Lista dei trionfi

Nella sezione Documenti e Studi riportiamo ampi brani d'una lunga predica quattrocentesca contro i giochi di taverna, il Sermo perutilis de ludo cum aliis, la cui datazione è discussa tra il 1470 ed il 1500. Vi troviamo, tra l'altro, la più antica lista conosciuta dei ventidue trionfi completi, che diventeranno classici. Primus dicitur El bagatella . 2, Imperatrix. 3, Imperator. 4, La papessa. 5, El papa. 6, La temperantia. 7, L'amore. 8, Lo caro triumphale . 9, La forteza. 10, La rotta. 11, El gobbo. 12, Lo impichato. 13, La morte. 14, El diavolo. 15, La sagitta. 16, La stella. 17, La luna. 18, El sole. 19, Lo angelo. 20, La justicia. 21, El mondo. 0, El matto sie nulla.
Allo stato attuale della documentazione conosciuta, questo è il certificato di nascita della serie dei ventidue trionfi-tarocchi diventata classica. Certificato popolare e non cortese, che ci avverte che al suo tempo il mazzo, stabilizzato con i classici ventidue trionfi, era quello definitivo. Siamo inoltre informati che il mazzo ed il gioco in quegli anni erano già popolari, quindi prodotti in serie a prezzi accessibili alla gente comune.
La definizione del mazzo nella struttura classica dei trionfi-tarocchi avvenne nei decenni decorsi dal 1442, anno presumibile del più antico mazzo di trionfi pervenutici, quello celebrativo detto Visconti di Modrone e di cui si parla nel capitolo seguente, al periodo in cui è stato scritto il Sermo de ludo cum aliis.

Le charte da trionfi improvvisamente, verso l'inizio del Cinquecento, cambiarono nome, diventando tarocchi. Da dove venga questo nome, non è chiaro. E quel nome fantastico e bizzarro / di tarocco, senz'ethimologia rimava Alberto Lollio nel 1550, pochi decenni dopo. Se non era chiaro ad un letterato di allora, difficilmente lo è per noi mezzo millennio dopo.

Gli studiosi cercano di tracciare la storia del mazzo dei trionfi-tarocchi ed il suo viaggio da quello originario a quello di ventuno pezzi più il Matto, come oggi la conosciamo.

Messo online il 9 dicembre 2008 - aggiornato l'1 ottobre 2011

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