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Accademia del Tre

Bologna e le carte

Sole, 1490 ca

La più antica università europea venne fondata a Bologna nel 1088. Nei secoli seguenti la città-stato felsinea era abitata da centinaia di eruditi e di rampolli del notabilato italiano, germanico, ispanico ed inglese. La necessità di fornire agli studenti codices e testi aveva stimolato fin dal XIII secolo una fiorente industria grafica, che aveva iniziato presto a sperimentare tecniche meccaniche. La prima cartiera è documentata nel 1289.
Bologna fu dal XII al XV secolo una delle città più popolose ed a ricchezza più diffusa d'Europa. Nel 1256 la città, col celeberrimo Liber Paradisus, affrancò tutti i servi del suo territorio, promuovendoli da schiavi agricoli a proletari urbani, a riprova di una forte espansione economica e demografica. L'ambiente universitario, la ricca nobiltà e la borghesia mercantile dovevano certamente essere portati ai giochi.

Nel 1405 il cardinal Cossa sottopose a dazio le carte da zugare e i naibi, segno che le carte erano già un prodotto significativo del commercio a soli trent'anni dal loro arrivo. A sinistra, il Sole bolognese del XV secolo.

Il formidabile predicatore itinerante francescano San Bernardino da Siena (1380-1444) percorreva l'Italia, fustigando i costumi locali. A Bologna, con una predica famosa del 1423, attaccò i giochi, evidentemente peccato tipico di quella città. I bolognesi portarono in piazza e bruciarono dadi, backgammon e carte da da gioco.

San Bernardino

Le biografie di san Bernardino, a cominciare dalla prima del 1445, riportano che un produttore di carte si lamentò col santo di avere perduto il pane. La presenza dell'artigiano conferma che a Bologna le carte erano prodotte e praticate. A riprova, un documento del 1427 riporta che Giovanni da Colonia, che in città produceva cartesellas depictas ad ludendum, ruppe una brocca d’acqua in testa al fornitore Zohane da Bologna, fabbricante di carta. La presenza di un produttore di carte tedesco nella città felsinea apre suggestioni di tecnologie bolognesi aggiornate sugli standard della innovativa e fiorente industria della stampa tedesca. A destra, San Bernardino.

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Bologna e i trionfi.

Il primo documento di trionfi a Bologna è del 22 luglio 1442, quando il mercante bolognese Marchionne Burdochi fornì un mazzo di trionfi da gioco alla corte della vicina Ferrara.
Nel 1459 tal Bindo da Prato denunciò a Bologna un furto. La perquisizione in casa del ladro, un barbiere di nome Floriano, recuperò furtiva tra cui unum per cartarum a Triumphis, un mazzo di trionfi. Il furto conferma che i trionfi a quella data erano nelle taverne.
Il mazzo venne restituito al proprietario, il maestro Giovanni d’Alemagna, un altro tedesco, curiosamente omonimo di quello ricordato per la rissa del 1427. Il titolo di maestro era proprio degli artigiani. Ortalli sospetta che Giovanni fosse, come il suo omonimo connazionale, un produttore di carte da gioco. La congettura va verso l'indizio di un collegamento stabile tra Bologna e l'industria grafica germanica.

Ruota, Angelo e Vecchio, 1490 ca.

Nel 1477 a Bologna il riminese Roberto Blanchelli stipulò un contratto con il maestro Pietro Bonozzi, mazziere degli Anziani del Consiglio di quella città. L’oggetto del contratto era la produzione in diciotto mesi di duecentocinquanta mazzi di carte e trionfi, più un'opzione per altri centoventicinque, con patto di esclusiva e clausola, diremmo oggi, di copyright. E' questo il primo documento noto di produzione seriale di carte da gioco al mondo. Tra l'altro documenta che, a quella data, a Bologna i tarocchi erano un business massiccio.
Della produzione bolognese quattrocentesca di trionfi, restano due fogli silografati, non tagliati e non colorati, con sei trionfi ciascuno. Uno si trova all’Ecole des Beaux Arts di Parigi. Qui accanto riportiamo  la Ruota, l’Angelo ed il Vecchio. Nel foglio vi sono anche il Sole, il Mondo, il Traditore. Il secondo foglio si trova nella collezione Rothschild del Louvre e contiene la Torre, la Stella, la Luna, il Diavolo, il Carro e la Morte.
Le icone quattrocentesche sono molto simili a quelle tuttora in uso a Bologna. L’Angelo, il Traditore ed il Vecchio, per Giudizio, Appeso e Eremita, sono denominazioni che troviamo anche a Ferrara. Gli stilemi sono simili ai ferraresi in quattro icone (Vecchio, Fuoco o Torre, Traditore). La maggior parte dei trionfi bolognesi sono di disegno originale, a conferma che Bologna sviluppò una tradizione locale.

Il principe Fibbia

Il gioco dei tarocchi a Bologna è ancora vivo. Appassionati bolognesi del gioco, capeggiati da Giulio Predieri, hanno fondato nel 1998 l'Accademia del Tarocchino Bolognese, visitabile al sito www.tarocchinobolognese.it. Le icone del mazzo odierno sono sostanzialmente le stesse di quelle quattrocentesche. Le classi dirigenti sono portate alle novità ed alle mode. Le tradizioni popolari sono molto più fedeli e conservatrici. La longevità del mazzo e del gioco felsinei sono un indicatore certo della loro diffusione e popolarità.

Il principe Fibbia

I bolognesi conti Fibbia fecero dipingere il ritratto, riportato a sinistra, d’un gentiluomo con carte di tarocchi. La sottostante legenda ci informa che si tratta del principe Francesco Antelminelli Castracani, figlio di Giovanni e nipote del grande Castruccio Castracani. Profugo a Bologna, fu il capostipite della famiglia chiamata delle Fibbie. Sposò Francesca, figlia del signore di Bologna Giovanni Bentivoglio. La seconda parte della legenda recita: Inventore del gioco del tarocchino di Bologna. Dalli XVI Riformatori della città ebbe per privilegio di porre l’arma Fibbia nella regina di bastoni e quella della d lui moglie nella regina di denari. Nato l’anno 1360 e morto l’anno 1419.
Questo ritratto di gentiluomo, detto principe Fibbia, da decenni fa discutere. Nella mano destra il principe serra un Moretto, carta entrata nel mazzo nel 1725. Il che fa datare il dipinto al Settecento inoltrato.
Ad oggi non sembra siano state trovate tracce documentali del principe e della sua esistenza, nè tra i Castracane nè tra i Bentivoglio. Le notizie che abbiamo del principe sono successive, dal secolo XVI in poi, e sono di fonte familiare dei Fibbia. Del matrimonio con la figlia del signore di Bologna le cronache d'epoca non fanno curiosamente cenno. Alla mancanza di riscontri sul gentiluomo si aggiungono perplessità sul contenuto della seconda legenda: come si poteva inventare prima del ’19 una variante d’un gioco le cui prime notizie sono degli anni ’40? ll ritratto è di tre secoli dopo, quando i Fibbia, famiglia borghese documentata in città fin dal XIII secolo, era diventata potente ed assurta a nobiltà ed a un seggio senatorio. Sembra verosimile che i conti Fibbia si fossero dati un antenato prestigioso per legittimarsi con la più antica nobiltà bolognese, anche se ammettevano di averne perduto la relativa documentazione in un incendio.

Andrea Vitali, presidente dell'associazione Le Tarot, è sulle tracce del principe Fibbia. Nel 2006 ha pubblicato Il Tarocco bolognese, del quale riportiamo nella sezione Documenti e Testi un ampio stralcio delle sue scoperte recenti alla voce Il principe Fibbia.
Qui a destra, il particolare della carta del Moretto serrato dalla destra del gentiluomo del ritratto

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Messo online il 13 dicembre 2008 - aggiornato l'1 ottobre 2011

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